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venerdì 18 giugno 2021

SALES PROMOTER T.O. - Calabria

 

 



                                                  
Carmelo Puleio Founder & CEO Vacanze Ovunque

Occorreva rompere lo schema tradizionale del sistema distributivo turistico, prendendo spunto dalla sharing economy e da quello che succede in altri settori più moderni. Nessun brand della GDO, infatti, pensa di distribuire i suoi prodotti soltanto con la propria squadra commerciale, ma si affida regolarmente a forze vendite in outsourcing costruite con l’obiettivo di garantire un presidio capillare co-branded. Occorre offrire questo servizio anche nel mondo dei viaggi.

Chi siamo:


Vacanze Ovunque , un nome che mette insieme il principio della fiducia (Vacanze) con la pragmaticità della Forza Vendita (sales force). Vacanze Ovunque. si rivolge a un selezionato numero di operatori del settore turistico (Tour Operator, Catene alberghiere, Compagnie di Navigazione ed aeree, GDS, Assicurazioni, Online Operators ecc.), con l’obiettivo di distribuirne i prodotti e i servizi su scala nazionale grazie ad un qualificato team di promotori commerciali e ad un fitto programma di eventi, meeting e road tour.

Vacanze Ovunque  consente ai propri Clienti di ampliare la diffusione commerciale dei loro prodotti, mettendo a disposizione la prima Sales Force in outsourcing del mercato turistico italiano.
La polverizzazione del mercato associata a una continua esigenza di riduzione dei costi fissi, richiede agli operatori di pensare ad un nuovo approccio commerciale.

La strategia di Vacanze Ovunque  è di costruire con i propri Partners piani di vendita e di trade marketing basati su un concreto approccio fisico e territoriale, in modo da assicurare risultati in quelle aree o in quelle tipologie di punti vendita fino ad oggi non presidiati.
Con questo modello di business i Partners possono contare su una squadra di professionisti selezionati che agiscono in modo puntuale e qualificato sul mercato B2B, eliminando i vincoli amministrativi e legali che l’attività commerciale comporta.
La forza vendite di Vacanze Ovunque  può agire in modo complementare alle reti commerciali dei propri Clienti oppure commercializzare in esclusiva operatori che desiderano affidare in outsourcing tutta la loro commercializzazione.


TEAM

Il nostro Sales Team conosce il trade nel dettaglio ed è capace di presidiare con capillarità le diverse realtà di Agenzie di viaggio, così come Incentive House o Aziende. E’ un Team esperto del mercato Individuale e Gruppi, oltre che capace di programmare attività ed eventi territoriali per incrementare la popolarità e la penetrazione dei brand partners.
Il nostro Sales Team sa come raggiungere gli obiettivi ed è dotato dei migliori e più moderni strumenti di vendita.

Siamo in grado di presidiare tutte le agenzie di viaggio italiane, ottimizzando l’esecuzione delle visite e riducendo i costi di distribuzione.
Vacanze Ovunque  combina il talento del nostro Sales Team con una struttura di supporto competente e moderna. I Sales Manager riescono così a proteggere e consolidare i fatturati e al tempo stesso a focalizzarsi sugli spazi necessari per crescere

MISSION

Ci sono molte ragioni che portano i nostri Partners a lavorare in outsourcing con Vacanze Ovunque.
Ecco i principali punti di forza che Vacanze Ovunque  assicura nella collaborazione:

Presidio del mercato emergente. Nuove realtà si affacciano ogni giorno sul mercato turistico retail. Vacanze Ovunque  le conosce e le presidia in modo efficace.

Crescita sul mercato “core”. I Sales Manager Vacanze Ovunque  garantiscono per i propri Partners la massima assistenza sulle Agenzie di Viaggio più grandi attraverso visite e azioni di trade marketing.

Attenzione al budget. ‘Saving’ è una parola d’ordine oggi per le aziende, compresi gli operatori turistici. Vacanze Ovunque  assicura la variabilizzazione dei costi con accordi fissi minimi e flessibilità di gestione negli stessi. Inoltre la partecipazione condivisa agli eventi permette sempre un sensibile abbattimento dei costi.

 Innovazione nelle tattiche commerciali. L’approccio vincente dipende da vari fattori, compresa la regione geografica. Vacanze Ovunque  definisce il proprio approccio in funzione delle esigenze territoriali.

Segmentazione accurata del mercato trade.  A molti operatori serve concentrarsi sulle agenzie “core” senza poter impegnare ulteriori risorse per presidiare il mercato emergente. Vacanze Ovunque  presidia in outsorcing la “long tail” delle agenzie italiane.

Riduzione dei tempi di turnover. L’uscita dall’organizzazione di un sales promoter spesso comporta lunghi tempi di sostituzione. Vacanze Ovunque  riduce le attese e i costi associati.

FORMAZIONE

Professionisti in tempo di crisi.
Un percorso formativo gratuito per gli Agenti di Viaggio che guardano avanti e non mollano mai!

 

EVENTS

Vacanze Ovunque  coniuga l’attività commerciale del Sales Team con un fitto programma di partecipazione a Fiere, Convegni e Road Tour, con l’obiettivo di diffondere il brand dei propri partners in ogni angolo del mercato italiano.

Grazie alla propria struttura organizzativa Vacanze Ovunque  offre ai propri Partners la possibilità di condividere piani di comunicazione territoriale in co-branding.  Ogni Partners potrà partecipare alle più importanti Fiere di settore condividendo con gli altri Partners Vacanze Ovunque  costi e spazi, ma mantenendo sempre la propria identità di brand. Potrà inoltre partecipare a Road Tour su tutto il territorio italiano assicurandosi il contatto diretto con le principali agenzie di viaggio a costi estremamente contenuti.

E grazie al proprio Sales Team ogni contatto raccolto durante gli eventi avrà immediato seguito e porterà alla crescita costante del business.

 

Sede:
Viale Italia 69
89024  POLISTENA (RC)

 

Email:  vacanzeovunque@gmail.com 
phone +39 335.484421

 

lunedì 18 gennaio 2021

L'Isola di PROCIDA Capitale della Cultura 2022

  UFFICIALE: PROCIDA CAPITALE DELLA CULTURA 2022!

La notizia appena arrivata ci riempie di felicità e di orgoglio perché porterà finalmente sul palcoscenico che merita l'isola più "antica" di tutte le coste campane.Chi l'ha visitata può capire il sentimento: Procida rimane nel cuore per la sua semplicità, per quello spirito tradizionale che la caratterizza da sempre e la rende sempre uguale a se stessa, come se fosse un quadro del XIX secolo ancora vivo.



Non ci sono discoteche, movida e baretti: il senso di una vacanza procidana è il mare della Chiaiolella, un bicchiere di vino isolano al tramonto e una passeggiata sul molo di sera.Procida è il sogno di esplorare l'isolotto di Vivara e scoprire le sue antichità proibite, come fece Giorgio Punzo che addirittura ci visse fino alla morte.

D'altronde, questa fu l'isola che incantò Massimo Troisi e la sua produzione che, quando girarono "Il Postino", scelsero Procida per le sue atmosfere rimaste identiche a quelle dei primi del '900.Per i procidani questo è un momento simbolico dal valore inestimabile. Nei secoli l'isola ha prodotto un popolo di navigatori straordinari, uomini che hanno portato il cognome "Scotto" in ogni parte del mondo.Abbiamo "colonie" procidane in Algeria e in Francia, con intere città straniere che parlano ancora in dialetto isolano e, ogni 8 maggio, si riuniscono fra le strade dell'isola come un viaggio alla Mecca. Ma, in questo caso, venerano il cristianissimo San Michele.Quest'isola è sempre stata una terra di emigranti dall'intelletto straordinario: da Michele De Jorio, autore del primo codice della navigazione d'Italia, al capitano Domenico Scotto di Perta, senza dimenticare la famiglia Scialoja, che produsse banchieri e poeti. Ci sono tantissime storie di primati procidani, dall'Istituto Navale al Pio Monte della Misericordia, il primo fondo assicurativo e pensionistico per i naviganti.

Tutte storie che avremo l'onore di raccontare su Storie di Napoli.Procida è capitale della cultura non solo italiana, ma dell'intero mediterraneo, proprio come sono cittadini del mare tutti i suoi figli che, da millenni, sono fra le onde come in casa propria.

venerdì 29 marzo 2019

Stadio Domiziano

Nel cuore di Roma, a Piazza Navona, è possibile scendere sotto la superficie della strada, scoprendo il sito archeologico dedicato allo Stadio Domiziano.

Un viaggio a Roma deve necessariamente prevedere Piazza Navona tra le tappe imprescindibili. Nella maggior parte dei casi però ci si limita a passeggiarvi, scattare qualche foto e magari acquistare un ricordino tra negozi e bancarelle. Andrebbe invece approfondita la sua storia, scoprendo come nei secoli sia mutata radicalmente, fino a raggiungere l’aspetto che oggi possiamo ammirare.

È possibile cimentarsi in questo viaggio strepitoso grazie ai resti dello Stadio di Domiziano, che si trovano proprio sotto Piazza Navona, a circa 4.50 metri dalla superficie stradale. Si tratta di un’area archeologica di immane valore storico, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco. È qui possibile trovare un’esposizione di gran pregio, allestita nel migliore dei modi, con spiegazioni testuali e video

Elemento centrale della Roma antica, lo Stadio di Domiziano, noto anche come Circus Agonalis, vantava una capienza di ben 30mila spettatori. Questi si riunivano per poter assistere ai combattimenti, così come a delle spettacolari esibizioni ginniche. Molto spesso i professionisti della ginnastica che si esibivano provenivano dalla Grecia, pronti a cimentarsi in gare di corsa, salto, lancio del disco e del giavellotto, pugilato e lotta.

Queste competizioni vantavano una rilevanza enorme al tempo, al punto da indicare eventuali vittorie con incisioni sulle tombe dei partecipanti, una volta defunti. Un onore immane, ben più prestigioso del premio ricevuto in vita, accompagnato da foglie di ulivo e quercia. Quanto inciso sulla pietra infatti è sopravvissuto fino a noi. Un ricordo immortale, riuscito a sconfiggere i secoli.

Un tempo tutta Roma era solita radunarsi in Piazza Navona per questo spettacolo, mentre oggi ciò che resta dello stadio giace in silenzio al di sotto della superficie. Vale la pena fermarsi e scoprirne i segreti, rendendosi conto di come quelle rovine siano ancora ricolme di vita. Nel costo del biglietto è inclusa un’audioguida, che consentirà di muoversi con agilità tra i vari pannelli illustrativi. Foto inedite a disposizione del pubblico e anche video in 3D, a raccontare la storia del celebre stadio e in generale di Piazza Navona, evolutasi nel tempo. Basti pensare ai giochi d’acqua che erano soliti svolgersi qui, soprattutto nei mesi caldi dell’anno, interrotti nel 1866. Una delle tante storie da scoprire in questo ricco sito archeologico.


(fonte: siviaggia.it)

mercoledì 13 marzo 2019

Val di Noto

Simbolo del Barocco siciliano, il Val di Noto è uno dei Patrimoni dell’Umanità Unesco italiani che più affascina.

Città come Noto, Ragusa, Modica, Scicli, Caltagirone, Militello, Palazzolo Acreide e Catania sono dei veri gioielli, riconosciuti anche da chi di luoghi e di viaggi se ne intende. Come il noto conduttore televisivo Alberto Angela, che, in occasione delle riprese del programma “Meraviglie”, ha dichiarato che quella nel Val di Noto è stata ”una delle tappe più belle”.

Il Vallo di Noto prende il nome dall’omonima città, dove probabilmente era la sede del governatore del Vallo. Comprende la zona Sud orientale della Sicilia, delimitata dal corso di tre fiumi, Salso, Dittaino e Simeto, tra le province di Ragusa, Catania, Siracusa, Enna e Caltanissetta.

Un terribile sisma nel 1693 rase al suolo i maggiori centri urbani del Vallo. Con la ricostruzione le otto città che ora formano il Val di Noto adottarono soluzioni architettoniche e artistiche tali che oggi caratterizzano l’intero sito Unesco.

La vera Capitale del Barocco è Noto. Qui sono tantissimi i palazzi nobiliari e le chiese che rappresentano al meglio il movimento artistico: basta girare il centro storico per imbattersi in edifici come Palazzo Nicolaci di Villadorata, Palazzo Landolina di Sant’Alfano, Palazzo Trigona di Cannicarao, Palazzo Ducezio – location scelta dall’influencer Chiara Ferragni e dal rapper Fedez per il loro matrimonio – e nelle tante chiese, a partire dalla Cattedrale di San Nicolò e la Chiesa del Carmine.

Di Ragusa è la zona di Ibla a raccontare la storia del Barocco in città. Il quartiere contiene oltre 50 chiese e numerosi palazzi in stile Barocco. Nella parte più orientale si trova il Giardino Ibleo e gli scavi della città antica, chiamata Hybla. Molte scene della serie televisiva “Il commissario Montalbano”, il personaggio nato dalla penna di Andrea Camilleri, sono state girate tra le strade di questa splendida cittadina.

Monumentale città Barocca, spesso paragonata a un presepe vivente è invece Scicli, tra le cui vie e piazze sono state ambientante tante scene di “Montalbano”. Mirabili sono il Municipio e i palazzi, come Palazzo Beneventano, Palazzo Fava e Palazzo Spadaro, e le numerose chiese e i conventi.

Si sente meno parlare di Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa, una bellissima cittadina Barocca dalle radici greche, situata tra i monti Iblei. Invece, ben due delle sue chiese, la Basilica di San Paolo e quella di San Sebastiano, sono stato dichiarate Patrimonio Unesco. Oltre agli splendidi palazzi del ‘600, ospita anche degli interessanti musei, come il Museo del presepe e il Museo dei Viaggiatori in Sicilia.

Seguendo il profilo del territorio in cui si trova, il tessuto urbano di Modica, adagiato sui fianchi delle due vallate e sui pianori delle colline, è un intrigo di casette, viuzze e lunghe scale, che non possono non ricordare l’impianto medievale del centro storico, tutto avviluppato intorno allo sperone della collina del Pizzo, sul quale poggiava inaccessibile il castello. Le chiese, come il Duomo di San Giorgio o la Chiesa di San Giovanni Evangelista, non si affacciano su piazze, ma su imponenti e scenografiche scalinate modellate sui declivi delle colline. Lo stile prevalente dei monumenti è quello identificato come tardo Barocco. Tra gli esempi più belli c’è Palazzo Napolino-Tommasi Rosso, con i suoi balconi sostenuti da splendidi fregi, e la Casa natale del poeta Quasimodo, originario della città del cioccolato.

Meno visitata dai turisti è Militello in Val di Catania, una cittadina della provincia di Catania ricca di monumenti, chiese, monasteri, palazzi, fontane e settecentesche ville rurali. Il Castello Barresi-Branciforte e la Torre normanna sono edifici che valgono un viaggio, così come le splendide chiese Barocche, il Santuario di Santa Maria della Stella e l’Abbazia di S. Benedetto Abate.

È più nell’entroterra Caltagirone, la città famosa per le sue ceramiche. Ha un’architettura molto particolare, disposta ad anfiteatro e si presenta agli occhi dei visitatori in tutto il suo splendore con le grandi chiese, i campanili, le torri e una distesa di tetti dalle caratteristiche tegole in cotto: all’imbrunire sembra proprio un presepe. I principali punti di interesse turistico del centro storico sono la lunga Scalinata di Santa Maria del Monte, detta “La Matrice“, in cui ognuna delle 142 alzate è decorata con un differente motivo di piastrelle in ceramica che riprendono gli stili del passato, e il ponte di S. Francesco, che collega i due colli su cui si sviluppa il centro storico.

Del Val di Noto fa parte anche Catania, il cui centro storico ha molto di Barocco, ma non solo. Molte delle chiese sono barocche, come la Cattedrale di Sant’Agata, così come tanti palazzi, Biscari, il palazzo del Toscano, in piazza Stesicoro, il palazzo Reburdone, in via Vittorio Emanuele II, e Villa Cerami, oggi sede della facoltà di giurisprudenza, e tante bellissime fontane che si incontrano passeggiando per le strade.


(fonte: siviaggia.it)

lunedì 25 febbraio 2019

Caravaggio

Caravaggio non ha mai avuto molti visitatori occasionali.

Le visite turistiche sono state quasi sempre pellegrinaggi di persone che si recavano al Santuario dedicato al culto di Santa Maria del Fonte che, secondo la tradizione, apparve il 26 maggio 1432 dinnanzi alla giovane contadina Giannetta de’ Vacchi.

La cittadina in provincia di Bergamo, a mezz’ora da Milano, è sempre stata identificata agli occhi del ‘forestiero’ come la città del Santuario o, in aggiunta, come la città natale di Michelangelo Merisi, detto appunto il Caravaggio, che peraltro non ha lasciato segni della sua vita sua né della sua opera.

Negli ulti tempi, però, Caravaggio è divenuta sempre più una meta turistica. Merito anche dell’apertura della A35 Brebemi, delle riqualificazioni delle strade Rivoltana, Cassanese e di altre importanti tratte di viabilità locale che la collegano meglio con il Capoluogo lombardo e con Brescia.

A Caravaggio i turisti vengono per conoscere, apprezzare e gustare il patrimonio storico, culturale, religioso e gastronomico della città.

Sempre più visitatori e pellegrini frequentano il Santuario, il complesso monastico di San Bernardino e la Pinacoteca di Palazzo Gallavresi, veri e propri gioielli dell’arte lombarda.

Il turismo è concentrato soprattutto nel centro cittadino che ha indubbiamente molto da offrire. Come Palazzo Gallavresi (o Palazzo della Marchesa), uno degli edifici più antichi della città che risale alla seconda metà del XIII secolo, o Villa Clelia, cinta da un murun o, che si apre all’interno del parco o l’Arco di Porta Nuova, che adorna uno degli ingressi al centro storico della città e da cui parte un bellissimo viale alberato lungo circa due chilometri che collega il centro di Caravaggio con il Santuario. È in progetto anche un museo dedicato al Caravaggio, che sarà aperto nei prossimi anni.


(fonte: siviaggia.it)

mercoledì 13 febbraio 2019

Il Castello di Presule

Nel cuore delle Dolomiti, e più precisamente nell’altipiano dello Sciliar, il Castello di Presule è uno degli 800 manieri che in Alto Adige si possono vedere.

Splendido esempio d’architettura gotica, il castello come lo vediamo oggi è frutto degli interventi voluti dal conte Leonhard von Völs, il suo proprietario più famoso. Ma a farlo costruire, nel Milleduecento, furono i signori di Fiè, nobili ministeriali dei vescovi di Bressanone. Tra il 1804 e il 1978 il Castello di Presule cambiò diversi proprietari, alternò periodi di decadenza e restauri, prima di essere acquistato nel 1981 dal Kuratorium Schloss Prösels S.r.l. Oggi è sede di eventi, di matrimoni e di cerimonie, ma è anche aperto al pubblico per visite guidate.

Dal Castello di Presule, poi, si possono organizzare splendide escursioni. Si può arrivare qui anche a piedi, in un paio d’ore, partendo da Fiè di Sopra e seguendo il sentiero n.6. Oppure, si può raggiungere la fortezza in auto e, dopo una visita, imboccare il Sentiero dei Masi: si segue l’indicazione “Oachner Höfeweg”, si scende verso il maso Flungerhof e – attraversando boschi e castagneti –  si raggiungono i masi Tommele Hof e Gmoaner Hof, affacciati sulla Valle Isarco. E poi altri masi, e altri prati e vigneti, per un tour ad anello percorribile in quattro ore e mezza circa.

Ma è, il Castello di Presule, solo uno tra i tanti che in Alto Adige si possono visitare. Ci sono numerosi sentieri ad hoc, che conducono alla loro scoperta: c’è la Strada dei castelli di Appiano, e c’è il nuovo Sentiero dei castelli di Bolzano. Lungo 20 chilometri, passa da Bolzano, San Genesio e Terlano e regala splendide vedute sui castelli della zona. Lo si può percorrere in ogni momento dell’anno, partendo da ciascuna delle tre località. Ad esempio, si può partire dalla stazione a valle della funivia di San Genesio, per poi proseguire verso le rovine di Castel Rafenstein e verso Cologna, nelle cui vicinanze si trova il rudere di Castel Greifenstein (Castel del Porco). Il percorso conduce poi al Castel Neuhaus, e giù verso Terlano. Alla scoperta di alcuni tra i più antichi castelli dell’Alto Adige.


(fonte: siviaggia.it)

mercoledì 6 febbraio 2019

Vallo di Diano

Era tagliato in due, il Vallo di Diano, dalla strada Romana Popilia-Annia, che cent’anni prima di Cristo serviva a collegare Roma con l’estrema punta della penisola italica.

Siamo nel Sud della Campania, al confine con la Basilicata, in quella zona meglio conosciuta come Lucania.

Una conca pianeggiante puntellata da una quindicina di Comuni tutti in provincia di Salerno.

Arrivare è facile con il treno ad alta velocità. Poi bisogna noleggiare un’auto per muoversi. Un tempo era attraversata da una linea ferroviaria chiusa alla fine degli Anni ’80, la Sicignano degli Alburni-Lagonegro. Potrebbe essere una delle prossime ad essere rimessa a nuovo per farci correre uno di quei bei treni storici, magari con la locomotiva a vapore, che la Fondazione FS sta ripristinando in questi anni.

Del resto, il Vallo di Diano offre molte attrattive al turista curioso che desidera addentrarsi in una zona d’Italia poco esplorata. Non per niente l’Unesco l’ha iscritto nella lista dei patrimoni dell’Umanità. Il Vallo e uno dei suoi borghi, Teggiano, che si staglia sulla valle da un’altura isolata da cui si domina tutto. Il borgo di origine medievale è dominato dal Castello Macchiaroli ed è circondato da mura e torri a cui si accede attraverso le antiche porte. Tante le chiese edificate in diversi periodi, gli edifici nobiliari e i musei. Per questo il suo appellativo è ‘città-museo’.

Il borgo di Padula, invece, è famoso per la certosa di San Lorenzo, la più grande d’Italia. Un edificio gigantesco, con tre chiostri, un giardino interno e una chiesa anch’esso Patrimonio Unesco. Una sorta di cattedrale nel deserto che pochi, al di fuori della zona, conoscono.

Deliziosi sono anche i piccoli villaggi di Polla, con il convento di Sant’Antonio, di Sant’Arsenio, con la sua bella piazza, di Atena Lucana, con i palazzi antichi e i tanti edifici religiosi, e persino il micro villaggio di Salvitelle, con i suoi 500 abitanti.

Ma il Vallo è anche la zona che ospita le celebri Grotte di Pertosa, un complesso di cavità carsiche che attira ogni anno numerosi turisti per la sua spettacolarità. Il primo tratto delle grotte si visita a bordo di una particolare barca trainata da un cavo d’acciaio, che serve a raggiungere il resto del percorso pedonale. Nell’enorme caverna chiamata Teatro per anni è stato rappresentato “L’Inferno di Dante nelle Grotte”: i visitatori venivano divisi in piccoli gruppi guidati da un dante che li accompagnava tra i dieci gironi dove si incontravano altrettanti personaggi danteschi. Si possono visitare solo da febbraio a dicembre.


(fonte: siviaggia.it)

martedì 5 febbraio 2019

Veio

Ci sono luoghi d’Italia che i più non conoscono. Luoghi nascosti, alle porte delle grande città, che recano testimonianza di un passato antico e glorioso: è il caso di Veio, nel cuore del Lazio.

All’interno del Parco Regionale di Veio, non lontano dalla riva destra del Tevere e a 15 chilometri da Roma, le sue rovine sono oggi situate presso il borgo medievale di Isola Farnese. Sorgeva qui, un tempo, la grande città etrusca antagonista di Roma; e poi il Castrum Insulae, un accampamento circondato dalle valli e da un fossato artificiale che lo innalzavano, isolandolo, dalla campagna circostante. Nell’XVII secolo, il cardinale Alessandro Farnese acquistò il castello e diede vita al borgo così come lo conosciamo oggi.

Parte di uno degli itinerari lungo la Via Francigena, Isola Farnese reca in sé la memoria di Veio. Che, secoli e secoli fa, lottò con Roma per il controllo dei septem pagi (i territori a ovest dell’isola Tiberina) e delle saline alla foce del Tevere; all’inizio dell’IV secolo fu conquistata dai Romani dopo un lungo assedio e, quattro secoli dopo, fu rifondata come colonia romana e trasformata da Augusto in municipio.

Definita “città splendida” dallo storico Tito Livio, “la più potente città dei Tirreni” da Dionisio e “grande quanto Atene”, Veio fu tra i più importanti centri politici e culturali dell’Italia centrale; sul suo territorio si trovavano fiorenti botteghe artigiane e una rinomata scuora di coroplastica, le sculture in terracotta. Oggi, l’area in cui sorgeva è un importante centro storico e naturalistico oggetto d’indagini archeologiche da parte di istituzioni italiane e straniere, ma è anche (e soprattutto) meta di escursionisti.

Istituito nel 1997 dalla Regione Lazio, il Parco Regionale di Veio si estende per 15 mila ettari e comprende una parte di Roma e alcuni comuni a nord della capitale; è il quarto parco del Lazio per estensione, dopo i parchi montani e appenninici, e permette di passeggiare in un ambiente naturale e incontaminato accarezzando importanti testimonianze archeologiche d’età etrusca e romana. Vi sono, al suo interno, boschi, pascoli e importantissimi aeree dal punto di visto ecologico. Un luogo straordinario, in cui organizzare passeggiate e piccole escursioni circondati dalla storia.



(fonte: siviaggia.it)

venerdì 25 gennaio 2019

Lago di Braies

Che sia estate o inverno, il lago di Braies rappresenta una magica perla tra le Dolomiti. Area relax e punto di partenza per escursioni avventurose.

Il lago di Braies è uno splendido lago naturale in Alto Adige. Sito a 97 km da Bolzano, rientra nella sua vasta provincia, attirando migliaia di turisti in ogni stagione. D’estate infatti il suo colore smeraldo non può che portare a sé locali e curiosi da altre regioni. D’inverno invece lo si può ammirare ricoperto da una coltre di neve e ghiaccio. Si tratta del lago più grande delle Dolomiti e, vantando una posizione privilegiata, viene costantemente sfruttato come punto di partenza per escursioni mozzafiato. Spazio anche per gli appassionati di Nordic Walking, che nelle vicinanze potranno trovare svariati percorsi.

Posto a 1496 metri sopra il livello del mare, il lago di Braies vanta una superficie di 31 ettari e una profondità massima di 36 metri. Come molti elementi del panorama italiano, le sue origini affondano le radici nella leggenda. Si narra di selvaggi giunti sulle montagne della Valle di Braies alla ricerca di pietre preziose e oro. Quando questi riuscirono a trovare qualcosa di gran valore, scatenarono le invidie dei pastori della valle, che provarono a derubarli. I selvaggi però, per proteggere il bottino, aprirono delle fontane sotterranee, per poi celare il tesoro nel lago di Braies.

Un angolo di paradiso scelto anche per la fiction italiana “Un passo dal cielo”, che ha visto come protagonisti prima Terence Hill e in seguito Daniele Liotti. Dalla pesca alle gite in barca a remi, con i più temerari che decidono di tuffarsi nelle fredde acque, per poi lasciarsi scaldare dal sole estivo.



(fonte: siviaggia.it)

mercoledì 23 gennaio 2019

Monte Isola

Monte Isola è un piccolo comune italiano della provincia di Brescia, salito alla ribalta nel 2016 per l’installazione temporanea “The Floating Piers” dell’artista Christo.

Nel cuore del lago d’Iseo, è una piccola oasi incantata che – oggi – l’Europa guarda con attenzione. Perché? Perché c’è anche lei, tra le candidate all’European Best Destination 2019. Una vera e propria e sfida, che vede la località bresciana sfidarsi con piccole e pittoresche destinazioni ma anche con città d’enorme fama turistica come Amsterdam, Roma e Firenze.

Vera e propria montagna verde che si erge dalle acque, Monte Isola è l’isola più alta dei laghi europei ed è definita dalla legislazione italiana “zona di particolare rilevanza naturale e ambientale”. Ospita undici centri abitati, per un totale di circa 1800 abitanti che – al suo interno – si spostano con motorini e con un autobus che collega tra loro le varie frazioni.

Per compiere il giro di Monte Isola è sufficiente un’oretta in bicicletta, due a piedi. Ma la parte più bella è imboccare i sentieri che – dalla costa – conducono sino alla cima dell’isola, laddove si trova il Santuario della Madonna della Ceriola: si parte dall’Ufficio Informazioni di Peschiera Maraglio e, passando dall’abitato di Cure, si raggiunge la chiesa. Lungo 4 chilometri, il sentiero (che si percorre in un’oretta), attraversa le splendide frazioni di montagna in cui ancora oggi è possibile ammirare le testimonianze della millenaria cultura contadina: le case di pietra bianca locale, gli attrezzi in legno, gli splendidi cortili.

Cos’altro vedere a Monte Isola? Sicuramente la Rocca Martinengo, castello che si erge tra Peschiera e Siviano e si erge sopra il golfo di Sensole. Ma, in realtà, tutto questo splendido territorio nel cuore del lago merita d’essere scoperto, lasciandosi guidare dall’intuito lungo le sue stradine, alla scoperta dei paesini sulla costa e di quelli dell’entroterra, in cui le tradizioni d’un tempo sono vive e le chiese s’innalzano tra le case in pietra.

Per arrivare a Monte Isola in macchina, dall’uscita di Brescia si seguono le indicazioni per il Lago d’Iseo, scegliendo d’arrivare a Sulzano, Sale Marasino, Iseo, Lovere, Sarnico, Tavernola; qui si lascia l’auto, e ci si imbarca sul traghetto che raggiunge l’isola. In alternativa, a Iseo, Sulzano e Sale Marasino si può arrivare anche in treno percorrendo la tratta Milano-Venezia, con cambio a Rovato o Brescia da cui si prosegue sulla linea Brescia-Iseo-Edolo. I traghetti partono ogni 20 minuti con servizio diretto da Sulzano e Sale Marasino, ma si può salire anche a Iseo, Pisogne, Lovere, Tavernola Bergamasca e Sarnico.



(fonte: siviaggia.it)

mercoledì 16 gennaio 2019

Tarquinia

Dista 45 chilometri da Viterbo, Tarquinia. Ed è uno di quei luoghi d’Italia che tutti, una volta nella vita, dovrebbero visitare.

Cittadina medievale d’immenso fascino, simbolo per eccellenza dell’era e dell’arte etrusca, dista 10 minuti dal porto di Civitavecchia e 45 dall’aeroporto di Fiumicino. Per chi arriva in treno, la linea ferroviaria è la Roma-Ventimiglia e la stazione dista 3 chilometri dal centro (ma ci sono numerosi collegamenti in bus). In macchina, arrivando da Roma si percorre la A12 fino a Civitavecchia, poi sull’Aurelia sino a Tarquinia; da Viterbo, la via giusta è invece la Tuscania.

A Tarquinia si viene, prevalentemente, per ammirare le sue testimonianze etrusche. E il punto migliore da cui iniziare una visita è sicuramente la Necropoli dei Monterozzi che – con le sue oltre duecento tombe dipinte – è il più importante nucleo pittorico esistente dell’arte di quel periodo, oltre che il più significativo della pittura antica, precedente l’età romana.

Le tombe, qui, sono davvero straordinarie, più che in ogni altro centro dell’Etruria: sono raffigurate scene magico-religiose, con colori vivaci a rappresentare danzatori, suonatori, giocolieri e banchetti funebri. Sita su di un’altura ad est di Tarquinia, la Necropoli dei Manterozzi – Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO – è aperta dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.30 d’estate, e fino ad un’ora prima del tramonto d’inverno. Il costo del biglietto intero è di 6 euro a persona.

In città, all’interno di Palazzo Vitelleschi, vi è invece il Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia. Già la location, di per sè, meritebbe una visita coi suoi tratti gotici e rinascimentali; tuttavia, è al suo interno che sorprende gli occhi del visitatore grazie alla più vasta raccolta d’arte etrusca esistente. L’opera più importante? L’altorilievo dei Cavalli Alati, un tempo parte dell’Ara della Regina. Gli orari di apertura sono, anche in questo caso, dal martedì alla domenica e dalle 8.30 alle 19.30.

Un’altra importante area archeologica di Tarquinia è quella di Gravisca, sita lungo la costa tra la foce del fiume Marta e la Riserva delle Saline. Oggi, quest’area è nota col nome di Porto Clementino (in quanto fatto ristrutturare dal Papa Clemente XIII) ma – prima dell’arrivo dei Romani – era un importante scalo marittimo per i mercanti provenienti dall’Asia Minore. Furono rinvenuti qui i resti del Santuario Greco di Gravisca, datato tra il 600 e il 580 a.C. e dedicato a Ura, Vei e Tura, l’equivalente etrusco di Era, Afrodite e Demetra.

Ma è, Tarquinia, anche e soprattutto una splendida cittadina medievale. Al Medioevo risale il suo centro storico, che è tutto un susseguirsi di chiese e di palazzi d’antico fascino. Basti pensare al Duomo di Santa Margherita, o alla chiesa di Santa Maria in Castello, o al Torrione di Matilde di Canossa.

Sita nella zona più antica di Tarquinia, la chiesa di Santa Maria in Castello sorge laddove un tempo si trovava il Castrum Cargnetum. La si raggiunge da via di Porta Castello, dopo aver attraversato la porta con la Torre Dante e con la Torre di Matilde di Canossa sulla sfondo, e colpisce subito con la sua architettura tipica del romanico dell’Alto Lazio; il torrione, invece, ricorda il luogo dell’antico castello, un luogo chiuso in cui la contessa Matilde di Canossa già nel 1080 dirimeva le controversie cittadine.

Il Duomo, costruito intorno al 1260 e dedicato ai Santi Margherita e Martino, si trova nell’omonima piazza poco lontano da Palazzo Vitelleschi e fu ricostruito sul finire del Seicento dopo la distruzione causata da un terribile incendio. Se l’esterno è impreziosito dal campanile a torre col suo timpano triangolare, all’interno si possono ammirare gli affreschi di Antonio da Viterbo, noto come “il Pastura”.

Tra i principali edifici civili della Tarquinia medievale vi è poi il Palazzo Comunale, sito nel cuore del centro storico e datato XIII secolo. Realizzato lungo il tracciato della vecchia cinta muraria, ha uno stile romanico ma con dettagli gotici e – al suo interno – ospita cerimonie e matrimoni nella bella Sala degli Affreschi.

Oltre alla città con le sue architettura, Tarquinia riserva imperdibili scorci anche verso il mare. La Riserva Naturale Saline di Tarquinia è l’unica salina del Lazio, nonché una tra le poche sopravvissute lungo la costa italiana. Qui si possono ammirare uccelli come il Fenicottero Rosa e l’Airone Cenerino, ed è per questo un luogo amatissimo da birdwatcher e fotografi. Si può visitarle tutto l’anno, le Saline, prenotando presso il Comando Unità per la Tutela Forestale Ambientale e Agroalimentare dei Carabinieri.

C’è poi il mare, che dalla città dista pochi minuti. Il Lido di Tarquinia, perfettamente attrezzato, è l’ideale per le famiglie coi bambini e lo si raggiunge in 10 minuti dal centro. La spiaggia libera più bella è invece Pian di Spille, conosciuta anche come Grande Ciambella e che – per 10 chilometri – vede alternarsi sabbia e pinete dinnanzi ad un mare particolarmente limpido.


(fonte: siviaggia.it)

lunedì 14 gennaio 2019

Piazza Armerina

Arte, storia e cultura s’intrecciano in Piazza Armerina, città in provincia di Enna, in Sicilia, colpevolmente sconosciuta alle masse di turisti.

Piazza Armerina è un comune in provincia di Enna, nella parte centro-orientale della Sicilia. Posto a 697 metri d’altezza, è sito su un’altura dei monti Erei. Il suo centro storico è di grande pregio, in un misto di stile tra il barocco e il normanno. Impossibile recarvisi e ignorare la splendida Villa romana del Casale, dal grande valore storico e artistico, con al suo interno dei celebri mosaici. Struttura rientrante nel Patrimonio dell’umanità dell’Unesco dal 1997.

Le origini cittadine sono molto antiche, considerando come Piazza Armerina fosse già abitata dai Greci, provenienti probabilmente da Gela, per poi cedere il passo ai Romani. Il suo centro storico è tra i più ricchi della Sicilia, anche se tende a passare inosservato ai più.

C’è tanto da vedere a Piazza Armerina ma l’attrazione principale è innegabilmente Villa Romana del Casale, che rappresenta uno dei luoghi storici di maggior rilievo dell’intera Sicilia. Pavimenti da sogno in mosaico per un totale di 3500 metri quadrati, distribuiti tra 60 stanze. Inserita tra i patrimoni protetti dall’Unesco, la villa vanta celebri mosaici come scena erotica, grande caccia e ragazze in bikini. A poca distanza vi è inoltre un’altra struttura splendida. Si tratta della Villa delle Meraviglie, che custodisce uno dei musei privati più importanti in Sicilia. La struttura è del Settecento e raccoglie la collezione della famiglia Cammarata, tra vasi d’epoca, quadri, sculture, marmi e mobili di pregio intarsiati.

La Sicilia si riempie di turisti ad agosto, così come il resto del Bel Paese. Nello specifico tra il 13 e il 14 del principale mese vacanziero è possibile assistere al Palio dei Normanni. Un evento sportivo dalle antiche radici, che ripercorre il periodo della dominazione normanna. Si sviluppa una sfida tra i quattro quartieri cittadini, con il vincitore che potrà tenere il vessillo di Maria Santissima delle Vittorie fino all’edizione successiva.

Nella parte più alta della città sorge poi la Cattedrale. Si tratta di un edificio enorme, che ha richiesto più di un secolo per la sua realizzazione, esattamente dal 1604 al 1719. Ritrovarvisi all’interno vuol dire ammirare svariati stili, dal gotico al barocco. Particolare curiosità desta il suo campanile, alto 40 metri e realizzato in stile gotico-catalano. Esso è un elemento a sé, facente parte della chiesa che precedentemente sorgeva in tale luogo.

A pochi passi da qui è possibile ammirare il Palazzo Trigona della Floresta, eretto sotto il regno di re Martino I e voluto espressamente da Matteo ed Ottavio Trigona nel 1690. Caratterizzato da tre piani, cela al suo interno una splendida corte, con lo stemma famigliare in bella mostra sul balcone centrale. Sottoposto a lavori per anni, a breve ospiterà il Museo Archeologico cittadino.

Giungere a Piazza Armerina vuol dire anche cimentarsi in escursioni da favola, lasciandosi affascinare dalle bellezze ambientali offerte dal monte Mira. Sul suo versante meridionale è inoltre possibile imbattersi nel noto Castello Aragonese, realizzato nel XIV secolo. Storia intrigante, che racconta di un’evoluzione durata secoli, passando da struttura difensiva a carcere nel 1812, come testimoniano ancora oggi le finestre realizzate in ferro. Molte le rappresentazioni storiche che hanno luogo qui. Il Castello è particolarmente amato e ora è stato acquistato per una totale restaurazione, dopo anni di quasi abbandono.

Ancora nel XIV secolo la città si arricchì di una nuova chiesa, poi divenuta celebre, quella di San Rocco, che tutti gli abitanti conoscono come Fundrò. Il nome deriva da un borgo rurale a pochi chilometri dalla città. Il convento di monaci Benedettini che era lì venne distrutto e i monaci scapparono a Piazza Armerina, dove venne loro affidata la chiesa di San Rocco. Di particolare importanza anche la chiesa di San Pietro, che risale alla metà del 1500, suddivisa tra chiesa e convento. All’esterno spoglio corrisponde un interno ricco di capolavori, dal soffitto a cassettoni decorato all’enorme tela esposta, di Caravaggio o della sua scuola.

La Sicilia è stata tra le terre protagoniste delle Crociate, così quella che oggi è nota come la Commenda dei Cavalieri di Malta era stata ideata come ospedale per i Crociati da curare. Nel XII secolo, quando venne realizzata, era all’esterno delle mura cittadine, mentre oggi vi risulta al centro. Alquanto spoglia, rappresenta uno dei luoghi più intriganti della città.

Arte, storia e quotidianità si incrociano costantemente a Piazza Armerina, come dimostra la Fontana dei Canali, che propone l’abbeveratoio più frequentato dai locali. Realizzata nel XIX secolo, vanta quattro mascheroni dai quali fuoriesce acqua di sorgente. Il gran caldo siculo richiederà ai turisti più di qualche sosta a questa fresca fonte.


(fonte: siviaggia.it)

venerdì 11 gennaio 2019

Castello di Rivoli

Il Castello di Rivoli, alle porte di Torino, è uno dei più belli d’Italia e, insieme ad altre residenze sabaude come Palazzo Madama, Palazzo Carignano, la Palazzina di caccia di Stupinigi, è un Patrimonio dell’Unesco.

In passato è stato una delle residenze sabaude, mentre oggi è una delle sedi museali di Arte Contemporanea.

La sua costruzione, a guardia del piccolo rilievo collinare dietro il centro storico di Rivoli, risale al IX secolo, ma già dal XII secolo, i Savoia ne presero possesso, per via della sua posizione strategica tra Torino e la Val di Susa.

Il castello è ricco di storie e di leggende, anche inquietanti. Innanzitutto, fu la dimora obbligata del duca Emanuele Filiberto I di Savoia a metà del 1500, che non poteva abitare a Torino finché non avesse avuto un erede maschio. Nel 1700 vi venne rinchiuso Vittorio Amedeo II che visse qui la sua pazzia. Mezzo distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale, fu poi trasformato in un casinò: assiduo frequentatore della roulette era Vittorio De Sica. I lavori di restauro iniziarono alla fine degli Anni ’80 e nell’84 fu inaugurato il museo ospitato nell’ala chiamata Manica Lunga.

Sotto il castello, poi, esisteva un antico convento dei frati cappuccini risalente al XII secolo. A causa dell’occupazione napoleonica di Torino agli inizi del XIX secolo, fu convertito in casa signorile, di cui l’ultimo proprietario fu un certo Mario Melano, da cui il nome della Villa Melano. Alla sua morte, la villa fu lasciata in stato di abbandono, diventando un luogo di leggende e di misteri. Protagonista della leggenda maledetta che avvolge l’edificio è la figlia di Melano. Si narra, infatti, che lo spirito inquieto della giovane morta suicida vaghi tra calcinacci e le vestigia dell’antico splendore. La villa venne parzialmente demolita per essere trasformata in un albergo, ma i lavori non furono mai compiuti. Forse proprio per la maledizione che aleggia sulla proprietà.

Oggi il Castello di Rivoli è uno dei più belli d’Italia, tanto da attirare ogni anno migliaia di turisti. Solo nel 2018 lo hanno visitato 125.134 persone, +7,5% rispetto al 2017. Una rivincita per un castello-museo molto accreditato nel panorama mondiale dell’arte contemporanea, ma che spesso si è sentito ‘abbandonato’ anche per via dalla lontananza dal centro di Torino. Merito anche del servizio navetta Rivoli Express che ogni sabato, domenica e giorni festivi collega piazza Castello e la Stazione di Porta Susa di Torino al Castello di Rivoli.

Al suo interno ospita sale meravigliose, come la Sala degli stucchi, la coloratisima Sala dei putti dormienti, la Camera delle gabbie, la Camera dei trofei, la Sala dei continenti, la Sala di Bacco e Arianna e lo splendido Salotto cinese, oltre a una bellissima cappella.

Nel 2017 è stato costituito il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, col fine di porre le basi per l’avvio e lo sviluppo di un circuito delle Residenze Reali.


(fonte: siviaggia.it)

giovedì 3 gennaio 2019

Foggia

Appassionati di storia e Risiko si mescolano in questi giorni per le strade di Foggia. Ecco cosa ammirare in città e fuori e la grande sfida da non perdere.

A circa 30 km dal Mar Adriatico, Foggia si ritrova nel mezzo tra due climi, quello mediterraneo e quello continentale, il che ha portato gli abitanti ad abituarsi a un clima decisamente particolare, caratterizzato da escursioni termiche alquanto nette di stagione in stagione o nell’arco della stessa giornata. Un’area ricca di storia, considerando come risulti essere tra le più antiche non soltanto d’Italia, bensì d’Europa. I primi insediamenti vengono infatti datati al Neolitico, dando vita a una rudimentale forma di agricoltura, sviluppata nei secoli, approfittando della fertilità del Tavoliere delle Puglie.

La sua antica storia ha portato alla naturale apertura di numerosi scavi archeologici, che oggi sono una grande attrazione per i turisti. È possibile trovarne uno molto noto nella Villa Comunale e presso l’ex Ippodromo. Si consiglia però di cimentarsi in lunghe passeggiate, godendo della natura che circonda la città. Uscendo dai confini urbani è infatti possibile ritrovarsi immersi in vere e proprie culle odierne del Neolitico, con insediamenti celebri come Passo di Corvo e quelli nei pressi di Arpinova.

L’impronta religiosa è molto marcata e non a caso l’edificio che attira più curiosi è senza dubbio la Cattedrale, ovvero la Chiesa della Beata Maria Vergine Assunta in Cielo, di origine romanico-pugliese, edificata nel 1170 dopo Cristo, per poi essere ristrutturata nel 1731 in stile barocco, dopo il tremendo terremoto che travolte l’area. Tanti sono però gli edifici cui prestare attenzione, in un centro storico nel quale perdersi, restando a testa alta ad ammirare ad esempio Palazzo Dogana.

Spazio anche ai giochi in città, con il Club di Foggia divenuto membro ufficiale del circuito nazionale del Risiko! Italia. Circa venti soci ad oggi, da studenti a professionisti, tutti accomunati dalla passione per il gioco di tattica, strategia e “guerra”. In Italia Risiko è sempre stato il grande sfidante del Monopoli e chiunque provi tale passione potrà recarsi il 16 dicembre presso la Città del Cinema di Foggia, con iscrizioni aperte fino alle ore 10. Si giocherà fino alla premiazione, quando sarà decretato il vincitore del Fovea Risiko! Challenge.


(fonte: siviaggia.it)

lunedì 31 dicembre 2018

Castello di Miramare

Coniuga i fasti dell’impero asburgico con le bellezze paesaggistiche italiane, il Castello di Miramare a Trieste. Un edificio che, nel periodo natalizio, si mostra ancor più suggestivo che negli altri giorni dell’anno.

La fortezza voluta dall’arciduca Massimiliano d’Asburgo è stata infatti scelta come location per un coinvolgente Concerto di Natale lo scorso 21 dicembre: ad esibirsi nella Sala del Trono è stato un trio d’archi d’eccezione, composto dalle americane Tai Murray al violino e Jennifer Stumm alla Viola insieme all’italiano Giovanni Gnocchi al violoncello, con un programma “austro-ungarico, da Bach ai giorni nostri“. Un’occasione che ha permesso di ammirare il castello immergendosi in un’atmosfera unica, simile a quella dei tempi in cui era abitato da nobili e imperatori.

Il Castello di Miramare fu voluto a metà Ottocento da Ferdinando Massimiliano d’Asburgo per abitarvi insieme alla consorte Carlotta del Belgio. Circondato da un rigoglioso parco, ricco di pregiate specie botaniche, gode di una posizione panoramica incantevole: si affaccia a picco sul mare, sulla punta del promontorio di Grignano, che si protende nel golfo di Trieste a circa una decina di chilometri dalla città.

Progettato dall’ingegnere austriaco Carl Junker, riflette la moda architettonica dell’epoca ottocentesca, in cui si fondevano modelli tratti dai periodi gotico, medievale e rinascimentale. Gli interni, perfettamente conservati, recano invece la firma degli artigiani Franz e Julius Hofmann.

Il valore aggiunto è chiaramente dato dall’elemente paesaggistico: la presenza del mare non solo conferisce uno scenario da favola, ma ispira il colore azzurro delle tappezzerie e i nomi e arredi di diversi ambienti.

Per quanto riguarda il giardino che circonda la fortezza, invece, presenta sia una zona “a bosco”, con alberi alternati a spazi erbosi, gazebi e laghetti, che un’area in cui prevalgono spazi geometrici, come i giardini all’italiana o le aiuole intorno al porticciolo.

Il parco triestino si caratterizza anche per la presenza di alcuni edifici inclusi nel progetto di Junker: il castelletto, abitato da Massimiliano e Carlotta; le serre, destinate alla coltivazione di piante da collocare nel parco; le rovine della cappella dedicata a San Canciano ed infine una piccola casa, utilizzata oggi come un coffee-shop, la “Casa svizzera”, collocata sul bordo del lago dei cigni.

Questo complesso unico e suggestivo merita senza alcun dubbio una visita. Prima che l’entusiasmo prenda il sopravvento, però, sappiate che il Castello di Miramare resterà chiuso dal 25 dicembre al 1° gennaio. Nei restanti giorni, invece, potrete rivivere i fasti dell’impero asburgico dalle 9.00 alle 19.00, concedendovi anche una passeggiata nello splendido parco. Armati di sciarpa e guanti, ovviamente.


(fonte: siviaggia.it)

martedì 11 dicembre 2018

Madonna della Corona

Avvicinarsi al Santuario della Madonna della Corona vuol dire regalarsi un cammino panoramico da sogno, anche se faticoso. Un’esperienza a tratti dura, ripagata dallo splendore del luogo.

Molto spesso si va a caccia di bellezze al di fuori dei confini italiani, quasi ignorando la costante capacità di stupire del nostro Paese. Con un’attenta ricerca è possibile scoprire sempre luoghi nuovi, che hanno dell’incredibile. Basti pensare al Santuario della Madonna della Corona.

Per ammirarlo occorre recarsi a Ferrara di Monte Baldo, in provincia di Verona, per la precisione nella località di Spiazzi. È qui che sorge una delle strutture più suggestive d’Italia, che dà l’impressione d’essere sospesa in aria. Incastrata nella roccia, sembra quasi opera naturale, partorita dalla terra.

La parete rocciosa cinge il terrazzo, dal quale è possibile ammirare lo strapiombo, a 775 metri d’altezza, sito sulla valle. Ogni anno migliaia di pellegrini raggiungono il Santuario, così come tantissimi turisti, italiani e stranieri. Per ritrovarsi dinanzi alle sue porte d’ingresso è necessario passare attraverso un cammino specifico, decisamente panoramico. Viene definito Sentiero della Speranza e parte dal paese di Brentino Belluno.

Da qui si arriva a una scalinata alquanto lunga, dopo la quale ecco apparire lo splendido edificio storico. Se in passato soltanto i pellegrini e i devoti erano soliti percorrere il sentiero, il numero di turisti è andato aumentando di anno in anno, come detto. In tanti si concedono lunghe passeggiate o sessioni di trekking, approfittando dei meravigliosi 2.5 chilometri per raggiungere il Santuario.

Una prova non di certo per tutti però, considerando come inizi con una scalinata, per poi proseguire in un sentiero con dislivello di circa 600 metri. C’è modo però di fermarsi in alcuni luoghi particolarmente panoramici. Il primo di questi è La Croce, ovvero una spaziosa terrazza che garantisce una vista mozzafiato.

Si prosegue poi verso il Monte Baldo, affrontando una scala a zig zag, per poi fermarsi magari presso la Grotta della Pietà, una caratteristica capanna. Se si è arrivati fin qui, non mancherà altro che l’ultima parte del Sentiero della Speranza, che richiede l’attraversamento dello splendido ponte del Tiglio, interamente realizzato in pietra. Superato questo, ecco la scalinata d’accesso.

Percorrere l’intero cammino porta il turista come il pellegrino a sentire dentro sé d’aver davvero meritato l’accesso al Santuario e alle sue bellezze paesaggistiche. Per i più pigri però si può sempre utilizzare l’auto, parcheggiandola in strada a 500 metri di distanza.


(fonte: siviaggia.it)

mercoledì 5 dicembre 2018

Capraia

Concedersi una visita presso l’Isola di Capraia è qualcosa che tutti dovrebbero fare. Un vero sogno tra cale incantevoli e percorsi immersi nella natura.

L’Isola di Capraia è la terza isola dell’Arcipelago Toscano, per estensione, con circa 300 abitanti e 19 km quadrati di superficie. D’inverno è quasi disabitata, mancando l’apporto dei turisti, ma conserva la propria bellezza fuori dal mondo in ogni mese dell’anno. Colonia Penale fino al non così distante 1986, l’isola conserva le diramazioni ormai abbandonate dell’ex carcere, visitabili.

I centri abitati sono appena due, Paese e Porto, non così distanti l’uno dall’altro, collegati da una salita di 800 metri circa, totalmente asfaltata. Chiunque voglia concedersi una gita di un giorno, dovrà necessariamente osservare con attenzione il Porto, tra zona d’arrivo e paese. Da qui sarà possibile sfruttare il servizio del taxi boat per raggiungere alcune delle cale più ammalianti che l’isola abbia da offrire.

È consentito anche il noleggio di piccole imbarcazioni, di facile guidabilità, anche senza patente. In questo modo si potrà ottenere una totale indipendenza, andando alla scoperta dei luoghi più nascosti, facendo attenzione però a rispettare i confini imposti dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, di cui Capraia fa parte. Un’area marina tra Punta della Manza e Punta del Trattoio è dunque zona protetta e inaccessibile.

Si potrà però scegliere di sostare a Cala del Ceppo, dalla quale giungere alla Carbicina, una baia variopinta dai fantastici fondali. Da qui a Cala Rossa, che propone l’antico cratere del vulcano ormai estinto che diede origine all’isola. Una cala ricca di rocce laviche dal colore rosso acceso. Guardando verso l’altro si potrà ammirare la Torre dello Zenobito, mentre in mare, avvicinandosi al limite del Parco, ecco la Grotta della Foca Monaca. Per chi invece volesse una baia di sola sabbia, si consiglia la Cala della Mortola.

Anche nella zona nord è possibile optare per una piccola imbarcazione da noleggiare o l’ausilio di alcuni barcaioli. Nel secondo caso si avrà la possibilità di ascoltare le storie del luogo dalla bocca di uno degli abitanti. Facendo attenzione alle secche delle Formiche, si potrà gettare l’ancora nell’insenatura dei Bricchetti, caratterizzata dalla leggenda che vuole i volti di antichi pirati rappresentati nelle falesie consumate dal vento.

Si potrà proseguire inoltre verso i Grottoni, ovvero un tratto di costa scavato naturalmente dagli agenti atmosferici, con divertenti giochi di eco. Una volta conclusa la gita marittima, ci si potrà dedicare ai vicoli dell’isola e ai tanti percorsi interni, per passeggiare tra la natura o cimentarsi in sessioni di trekking. Si potrà così percorrere l’itinerario che dal Porto conduce all’ex carcere, o magari il sentiero del Reganico, più interno e breve, che conduce fino alla splendida Cala dello Zurletto.


(fonte: siviaggia.it)

martedì 27 novembre 2018

Livigno

Livigno è la meta ideale per gli amanti della montagna, dello sport e dello shopping. Un sogno ad alta quota, ideale per ogni stagione.

Gli amanti della montagna non possono mancare all’appuntamento con Livigno, perla delle Alpi. Vacanze in estate o inverno, il ‘piccolo Tibet’ saprà accogliervi a 1.800 metri di quota, circondati da vette da togliere il fiato, che spesso superano i 3mila metri.

Ambiente sereno e ricco di luoghi da scoprire, come la frazione Trepalle, che è il centro abitato permanente più alto d’Europa, con i suoi 2.250 metri di quota. Arrivare a Livigno vuol dire godere di paesaggi da cartolina, cimentandosi in passeggiate a dir poco rilassanti lungo l’ampio fondovalle del Torrente Spol, affluente del Danubio. La Valle di Livigno fa inoltre da congiunzione tra i Parchi Nazionali dello Stelvio e della Svizzera, offrendo la possibilità di gite uniche in estate.

Neanche a dirlo, la località si tramuta in un comprensorio sciistico di grande interesse in inverno, tra i più apprezzati e frequentati delle Alpi.

L’offerta sportiva garantita da Livigno in estate è davvero enorme. Non soltanto bici, hiking e trekking. Chi al relax della montagna intende unire della sana attività fisica, avrà modo di cimentarsi in:

Escursioni
Arrampicate con Guide Alpine
Equitazione
Pesca
Golf
Tennis
Parapendio
Calcio
Nuoto
Bocce
Biliardo
Nordic walking
Bowling


I più avventurosi potranno inoltre mettersi alla prova con il lago di Livigno, tra kayak, windsurf, kite e stand up paddle. A ciò si aggiungono i percorsi aerei del Larix Park, nel fantastico bosco alpino.

Livigno in inverno: il paradiso della neve
Il bianco inverno di Livigno accoglie migliaia di turisti, italiani e stranieri, rapiti dagli amabili pendii e dalla natura incontaminata. È qui presente inoltre una splendida stagione sciistica, tra le più ammirate ed apprezzate delle Alpi.

Per mettersi alla prova con le discese di Livigno ci si potrà recare sul posto dalla fine di novembre agli inizi di maggio. A disposizione del pubblico ben 115 chilometri di piste, suddivise per abilità degli utenti. Si va dai 1.800 ai 2.900 metri di quota, con 37 piste rosse, 29 blu e 12 nere, tutte servite da impianti di risalita all’avanguardia, suddivisi in 11 skilift, 13 seggiovie e 6 telecabine.

Il regno degli amanti dello sci da discesa ma non solo. Qui si pratica anche sci di fondo e telemark. In aggiunta vi è il miglior snowpark d’Italia. Per sciatori alle prime armi o per chi volesse solo godersi la montagna, le alternative non mancano. È possibile salire a bordo di una slitta o magari concedersi una gita romantica sotto i raggi della luna, armati di racchette da neve ovviamente. È possibile praticare equitazione, così come andare in go-kart, pattinare sul ghiaccio o provare il brivido delle motoslitte. Dal volo in parapendio alla guida al ghiacciodromo, nessuno vorrà mai lasciare quel paradiso che è Livigno.

Tra natura e piste da sci, Livigno offre un numero incredibile di negozi. Un centro shopping a cielo aperto, sito a 1.816 metri nel cuore dell’Alta Rezia. Ben distante dall’esperienza d’acquisto media cui si è abituati in città. Livigno non conosce traffico, garantendo solo relax.

Tante le boutique esclusive, così come le botteghe tradizionali, in un misto d’arte locale e brand rinomati in tutto il mondo. Un outlet di dimensioni gigantesche, immerso nella natura, con la possibilità di fare acquisti duty-free. I prezzi sono resi eccezionali dallo status di zona extradoganale, il che consente d’essere esentati da imposte italiane. Un privilegio decisamente datato, che risale al ‘500 e riconfermato nei secoli successivi.


(fonte: siviaggia.it)

mercoledì 21 novembre 2018

Canazei

Canazei, una perla ai piedi delle Dolomiti. Un luogo fantastico in ogni stagione dell’anno, dalle escursioni estive alle piste sciistiche invernali.

Nella sezione settentrionale della Val di Fassa, in una conca dominata dal verde, si trova Canazei, un vero e proprio gioiello a 1.465 metri sul livello del mare. Si trova nella provincia di Trento ed è uno dei comuni ‘più alti’ d’Italia, al primo posto se si considera la sola vallata.

È tra le principali mete dolomitiche e capitale dello sport in Val di Fassa, sfruttando soprattutto la sua posizione strategica, essendo circondata dalle vette del Sassolungo, del Gruppo del Sella e della Marmolada. Insieme ad altri 18 comuni, Canazei rientra nell’area definita Ladinia dolomitica, considerando la presenza di una minoranza di lingua ladina, che trasforma il nome del comune in Cianacèi. Questi deriva dal latino ‘cannacetum’, che vuol dire canneto, il che fa pensare a una precedente piana paludosa. Gli abitanti del luogo invece vengono definiti ‘pazedins’, con riferimento alla pazeida, un recipiente in legno per fare la pasta.

Alba di Canazei è una delle frazioni più note del comune, ammirata soprattutto per la sua splendida posizione, ai piedi della Marmolada e del Sella. Ottimi impianti e discese da sogno ne fanno un piccolo paradiso per gli sciatori. È possibile risiedere qui e accedere alla ski area Ciampac-Buffaure in un lampo, considerando come la funivia si trovi proprio al centro del paese.

Un’area che attira turisti in ogni stagione, considerando la possibilità di cimentarsi in escursioni in montagna o tra i boschi, procedendo a piedi, in bici o a cavallo. I panorami offerti sapranno imprimersi a fondo nella memoria di chi proverà a mettersi in marcia in questi luoghi quasi immobili nel tempo.

Svariati i comprensori offerti dalle Dolomiti, con il Sellaronda che è senza dubbio il più noto e apprezzato. Il carosello sciistico proposto ai turisti si espande per 40 chilometri, attraversando quattro valli ladine: Livinallongo-Arabba, Badia, Gardena e Fassa.

Paesaggi da sogno, con 26 dei 40 chilometri da percorrere sugli sci. Viene proposto un itinerario circolare, girando intorno all’imponente Sella, mirando dall’alto vallate e paesi caratteristici. Una sorta di ski-safari. Località sempre più aperta ai meno esperti, che hanno oggi la possibilità di percorrere il carosello, in un senso o nell’altro, senza alcun problema, sfruttando gli impianti all’avanguardia e magari fermandosi lungo il tragitto in uno dei tanti rifugi.


(fonte: siviaggia.it)

lunedì 19 novembre 2018

I presepi viventi più belli d’Italia

L’antica tradizione dei presepi viventi è diffusa nel mondo ma è nata in Italia. Ecco dunque le località che le rendono maggiormente giustizia.

L’antica tradizione italiana dei presepi viventi si celebra ogni anno, a un passo dal Natale. Dalle piccole rappresentazioni parrocchiali alle grandi organizzazioni, che coinvolgono interi borghi storici, che offrono le location ideali per una natività quanto più realistica.

Una vera e propria forma d’arte, in un misto tra fede ed evocazione storica. Un motivo d’unità per intere comunità, con compiti suddivisi tra i fedeli, per la preparazione di scenografie uniche. La tradizione è oggi diffusa nel mondo ma le sue radici sono italiane. Occorre tornare indietro al 1223, quando San Francesco d’Assisi mise in atto una piccola rappresentazione nel borgo di Greccio, dando il via a un movimento sempre più intrigante e ricco di dettagli.

Presepe vivente di Greccio
Anno dopo anno, il piccolo borgo di Greccio, in provincia di Rieti, offre a fedeli e curiosi la realizzazione di quello che è il presepe vivente più antico al mondo. Tradizione avviata da San Francesco nel 1223 e proseguita da allora. Il tutto avviene nel centro storico e per ammirare il presepe si avranno a disposizione le seguenti dati: 24, 26, 29, 30 dicembre e 1, 5, 6 gennaio.

Presepe vivente di Pietrelcina
Pietrelcina è particolarmente cara ai fedeli cattolici e negli ultimi anni il presepe vivente ha attirato più di 18mila visitatori. Nel centro storico la fede s’incrocia alla rievocazione storica, con antiche ambientazioni e costumi. Le date d’interesse quest’anno saranno 27, 28 e 29 dicembre.

Presepe vivente di San Biagio
Gli abitanti di San Biagio realizzano ogni anno una loro versione di Betlemme, costruendo numerose capanne e dando vita a uno splendido presepe vivente in provincia di Mantova. Le date previste per l’edizione 2018-19 sono: 25, 26, 30 dicembre e 6, 13 gennaio, dalle ore 15.30 alle 19.00.

Presepe vivente di Matera
Passando attraverso la celebre zona dei sassi, a Matera viene allestito un percorso di 5 chilometri per quello che è facilmente definibile il presepe vivente più famoso in Italia. Tutto conduce verso la grotta della natività, ma ciò che attira particolarmente è la sfilza di artisti, pastori e artigiani lungo la via. Per attraversare l’intero percorso si richiedono circa 90 minuti, con precise fasce orarie, al costo di 8 euro. Ecco le date: 7, 8, 9 – 15, 16 – 22, 23 – 28, 29, 30 dicembre e 4, 5, 6 gennaio.


(fonte: siviaggia.it)