mercoledì 2 ottobre 2019

Alto Jonio Cosentino, (CORIGLIANO – ROSSANO – ROSETO CAPO SPULICO) Le MURGE di ALTAMURA, ALBEROBELLO e MATERA in moto


Alto Jonio Cosentino il borgo mediovale di Corigliano e dintorni, il Castello di Marina di Roseto Capo Spulico  Le Murge di Altamura, Alberobello, MATERA e il Barocco Leccese.

tra cultura e sapori locali


ROSETO CAPO SPULICO
l nome Roseto deriva dal latino rosetum vista la diffusione della coltura delle rose in epoca greco-romana, che venivano utilizzate per riempire i guanciali delle principesse sibarite. La specifica "Capo Spulico" fu assunta nel 1970 in riferimento alla vicinanza del paese al Capo Spulico (Akron Spylikòn, Άκρον Σπυλικόν in greco antico).
In origine Roseto era una delle città satellite di Sibari, ai tempi della Magna Grecia. A Roseto erano coltivate le rose, i cui petali servivano per riempire i materassi su cui i sibariti dormivano. La Roseto odierna nacque nel X secolo d.C. , il principe Roberto il Guiscardo vi costruì tra il 1058 e il 1085 il Castrum Roseti, mentre raggiunse il suo massimo splendore nel 1260 quando fu costruito il Castrum Petrae Roseti (castello di Roseto). Dal 1623 al 1671 fu feudo della famiglia Rende di Bisignano, in persona dei baroni Lucantonio e Carlo. 
Il Castello di Roseto Capo Spulico

Dopo un periodo di declino e di sottomissione al potere baronale, aggravato dall'Unità d'Italia e dall'emigrazione che ha segnato questa terra nella prima metà del Novecento, nei primi anni 70 vennero costruiti i primi "residence", che aprirono le porte al turismo nello Jonio Calabrese e a Roseto Capo Spulico, che è andata nel tempo sviluppandosi specie nel settore del turismo balneare. Da ricordare che vi è stato per tutti gli anni 80 e buona parte degli anni 90 del '900 un forte sviluppo edilizio alla Marina per la costruzione di condomini che ospitano le "seconde case" di molti villeggianti. Negli ultimi anni invece si è progressivamente passati alla costruzione di strutture turistiche di livello (Hotels, villaggi, stabilimenti balneari attrezzati, discoteche).



ROCCA IMPERIALE

Rocca Imperiale è un comune italiano di 3.306 abitanti della provincia di Cosenza, bagnato dal Mar Jonio e situato al confine con la Basilicata. Rocca Imperiale è famosa per i suoi pregiati limoni che, oltre ad essere riconosciuti Prodotto Agroalimentare Tradizionale ed in corsa verso il marchio IGP, sono ultimamente divenuti apprezzati ed esportati in buona parte d’Italia.

Unica via di comunicazione tra le Puglie e la Calabria, sul versante Jonico, era, ancora nel 1200, la via costiera ionica citata dalla Tabula Peutingeriana che, partendo da Reggio Calabria e costeggiando il mare, andava a congiungersi a Brindisi con l'Appia che proveniva da Capua.
D'altra parte la Calabria era allora parte integrante della Sicilia, e se i baroni siciliani, sempre contrari alla monarchia per le limitazioni imposte alle loro prerogative, si fossero ribellati, attraverso questa arteria stradale avrebbero potuto tentare l'invasione del resto dello Stato. Appare dunque evidente l'importanza militare del luogo e Federico II, che di strategia si intendeva, volle erigervi un castello che al fine principale difensivo unisse il compito di dare asilo alla Corte negli spostamenti e nelle partite venatorie alle quali il territorio era adattissimo.
MATERA

MATERA
Sassi di Matera costituiscono il centro storico della città di Matera. Il Sasso "Caveoso" e il Sasso "Barisano", insieme al rione "Civita", formano un complesso nucleo urbano.
I Sassi di Matera sono stati iscritti nella lista dei patrimoni dell'umanità dall'UNESCO nel 1993. Sono stati il primo sito iscritto dell'Italia meridionale. L'iscrizione è stata motivata dal fatto che essi rappresentano un ecosistema urbano straordinario, capace di perpetuare dal più lontano passato preistorico i modi di abitare nelle caverne fino alla modernità. I Sassi di Matera costituiscono un esempio eccezionale di accurata utilizzazione nel tempo delle risorse fornite dalla natura: acqua, suolo, energia. Nel rapporto della commissione che ha verificato la rispondenza del luogo ai criteri di valutazione dell'UNESCO, la candidatura di Matera risponde ai seguenti criteri:
« Criterio III: I Sassi ed il Parco delle chiese rupestri di Matera costituiscono una eccezionale testimonianza di una civiltà scomparsa. I primi abitanti della regione vissero in abitazioni sotterranee e celebrarono il culto in chiese rupestri, che furono concepite in modo da costituire un esempio per le generazioni future per il modo di utilizzare le qualità dell'ambiente naturale per l'uso delle risorse del sole, della roccia e dell'acqua.

Criterio IV: I Sassi ed il Parco delle chiese rupestri di Matera sono un esempio rilevante di un insieme architettonico e paesaggistico testimone di momenti significativi della storia dell'umanità. Questi si svolgono dalle primitive abitazioni sotterranee scavate nelle facciate di pietra delle gravine fino a sofisticate strutture urbane costruite con i materiali di scavo, e da paesaggi naturali ben conservati con importanti caratteristiche biologiche e geologiche fino a realizzare paesaggi urbani dalle complesse strutture.
Criterio V: I Sassi ed il Parco delle chiese rupestri di Matera sono un rilevante esempio di insediamento umano tradizionale e di uso del territorio rappresentativo di una cultura che ha, dalle sue origini, mantenuto un armonioso rapporto con il suo ambiente naturale, ed è ora sottoposta a rischi potenziali. L'equilibrio tra intervento umano e l'ecosistema mostra una continuità per oltre nove millenni, durante i quali parti dell'insediamento tagliato nella roccia furono gradualmente adattate in rapporto ai bisogni crescenti degli abitanti. »
Matera la Città dei Sassi Patrimonio Mondiale UNESCO
Matera è una città tra le più antiche del mondo il cui territorio custodisce testimonianze di insediamenti umani a partire dal paleolitico e senza interruzioni fino ai nostri giorni. Rappresenta una pagina straordinaria scritta dall’uomo attraverso i millenni di questa lunghissima storia.

Matera è la città dei Sassi, il nucleo urbano originario, sviluppatosi a partire dalle grotte naturali scavate nella roccia e successivamente modellate in strutture sempre più complesse all’interno di due grandi anfiteatri naturali che sono il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano.


Nel 1993 l’UNESCO dichiara i Sassi di Matera Patrimonio Mondiale dell’Umanità
I Sassi di Matera sono il 6° sito in Italia in ordine cronologico, il primo nel meridione.
In occasione di questa iscrizione, per la prima volta l’UNESCO utilizza nei criteri e nelle motivazioni il concetto di 
Paesaggio Culturale, che in seguito verrà utilizzato per motivare l’iscrizione di altri siti nel mondo.

Il 17 Ottobre 2014 Matera è stata designata Capitale Europea della Cultura per il 2019

Matera è al centro di un incredibile paesaggio rupestre che conserva un grande patrimonio di cultura e tradizioni, ed è sede di eventi espositivi di grande prestigio nazionale ed internazionale.
Matera è una città dalla storia affascinante e complessa: città di confine, di contrasti, di competizione e fusione tra paesaggi, civiltà, culture, diverse. Dalla civiltà rupestre a quelle di matrice bizantina ed orientale, all’avvento dei Normanni, il sistematico tentativo di riduzione della città rupestre alle regole della cultura della città europea: dal romanico, al rinascimento, al barocco, gli ultimi otto secoli di costruzione e rifinitura della città hanno tentato di plasmare, vincere le naturali resistenze del preesistente habitat rupestre, determinando architetture e sistemazioni urbane di particolare qualità ed originalità.

Oggi, nuovamente nel segno della cultura urbanistica europea, gli aspetti della sfida della riqualificazione, del recupero sostenibile, della riconquista dell’identità perduta sono le attività che hanno riportato alla ribalta questa città unica diventata a ragione patrimonio mondiale dell’umanità.

Sulla scorta di questa particolare vicenda storica, Matera offre oggi ai suoi visitatori l’affascinante sensazione di scoprire, sul filo originale della propria cultura, delle proprie emozioni, le tracce, a volte apparentemente umili, a volte colte, di quella competizione che ha a lungo caratterizzato la città.

I SASSI di MATERA
L’architettura irripetibile dei Sassi di Matera racconta la capacità dell’uomo di adattarsi perfettamente all’ambiente e al contesto naturale, utilizzando con maestria semplici caratteristiche come la temperatura costante degli ambienti scavati, la calcarenite stessa del banco roccioso per la costruzione delle abitazioni fuori terra e l’utilizzo dei pendii per il controllo delle acque e dei fenomeni meteorici. 

La struttura architettonica è costituita da due sistemi, quello immediamente visibile realizzato con le stratificazioni successive di abitazioni, corti, ballotoi, palazzi, chiese, strade orti e giardini, e quello interno e invisibile a prima vista costituito da cisterne, neviere, grotte cunicoli e sistemi di controllo delle acque, sistemi essenziali per la vita e la ricchezza della comunità.
Originariamente i Sassi di Matera erano un ambiente rupestre molto simile a quello dove si trova il Parco di fronte sull'altro lato del canyon scavato dalla Gravina di Matera. Il versante dei Sassi, quello occidentale è caratterizzato in basso da pareti ripide che si affacciano sul torrente. In alto il versante presenta una serie di terrazzamenti, colline e pianori più adatti all'insediamento umano, luoghi che nel corso dei millenni sono stati trasformati da villaggi rupestri in una vera e propria città.

I primi insediamenti umani nel territorio di Matera risalgono al paleolitico e si svilupparono utilizzando le grotte naturali che in gran numero definiscono il paesaggio rupestre di Matera. Nel corso del tempo alle grotte naturali si sono aggiunte quelle scavate dall’uomo che ha trovato nella friabile roccia tufacea una eccezionale possibilità di insediamento al riparo dagli agenti naturali. I complessi rupestri hanno costituito la prima forma del nucleo urbano con ambienti ancora oggi presenti inglobati dentro edifici e fabbricati costruiti fuori terra dal medioevo in poi.

Dopo aver attraversato le fasi della preistoria: il paleolitico, il neolitico e le diverse età dei metalli la storia di Matera verrà fortemente caratterizzata dall’avvento del Cristianesimo. L’impronta cristiana diviene culturalmente dominante in breve tempo. Durante tutto il medioevo il paesaggio rupestre fu sistematicamente trasformato con la costruzione di imponenti luoghi di culto.

Durante il medioevo furono costruiti edifici imponenti tra i quali la maestosa Cattedrale di Matera, la chiesa di San Giovanni Battista, la Chiesa di S. Domenico, la Chiesa di Santa Maria della Valle Verde sulla via Appia. Da questo momento in poi prende forma una vero e proprio nucleo urbano concentrato inizialmente intorno alla Cattedrale che si trova in cima alla collina della Civita (Civitas, città) che divide in due i Sassi: il Sasso Barisano rivolto ad est e il Sasso Caveoso rivolto a sud.

I Sassi di Matera sorgono su uno dei versanti di un canyon scavato nel tempo dal torrente Gravina. Sull’altro versante si estende il Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano anche conosciuto come Parco della Murgia Materana, il cui paesaggio rappresenta il contesto originario dei luoghi, sviluppatosi nel tempo con gli insediamenti urbani soltanto sul versante dei Sassi.

Il Parco custodisce gli insediamenti più antichi del territorio. Tra questi la Grotta dei Pipistrelli i cui ritrovamenti paleolitici sono conservati presso il Museo Nazionale Domenico Ridola a Matera, i villaggi neolitici di Murgecchia, Murgia Timone e Trasanello a nord e i villaggi rupestri della Selva, il villaggio Saraceno a Sud.

Altamura (Ialtamùre in dialetto locale) 
è un comune di 70 562 abitanti della città metropolitana di Bari in Puglia.

È l'ottavo comune della regione per popolazione, mentre per estensione è il tredicesimo in Italia e il primo nella provincia di Bari.
Qui vi è prodotto il pane DOP, tipico nella sua forma (in gergo sckuanéte, trad. alto). Il monumento principale è la cattedrale di Santa Maria Assunta, esempio di Romanico pugliese, stile gotico (secolo XIII); da aggiungersi l'Uomo di Altamura, scheletro integro di Homo neanderthalensis, e cava dei dinosauri, giacimento risalente al Cretacico con impronte di dinosauri.
12.660 ettari del territorio di Altamura sono inclusi nel Parco nazionale dell'Alta Murgia. Una delle doline più note è il Pulo di Altamura, che si presenta come una cavità di origine carsica che si apre tra le colline dell'altopiano murgiano a circa 477 m s.l.m.; misura 550 m di diametro e 92 m di profondità.



In loco è stato ritrovato uno scheletro integro di Homo neanderthalensis, noto come Uomo di Altamura. Esso costituisce il reperto più interessante di un giacimento piuttosto vasto e comprende resti ossei sia di ominidi vissuti 200 - 300.000 anni fa (Vacca 1999) che di animali vari. La cavità, scoperta nell'ottobre 1993 dal C.A.R.S. (Centro Altamurano Ricerche Speleologiche), è situata a circa 450 m s.l.m. e dista 1,2 km dalla Masseria Lamalunga da cui deriva il toponimo attribuito al luogo del ritrovamento.
In località Pontrelli (nome derivante da una cava dismessa), invece, sono state rinvenute impronte impresse da dinosauri vissuti nel Cretacico Superiore, ovvero circa 80 milioni di anni fa.
Murge di Altamura, grotta di Lamalunga, cava De Lucia e Pulo sono stati presentati dallo Stato Italiano alla "Lista propositiva" dell'UNESCO il 1º giugno 2006, candidandoli in pratica a divenire uno dei Patrimoni dell'Umanità riconosciuti e tutelati dall'ONU, fatto mai realizzato.
L'altitudine del territorio comunale varia da un minimo di 351 m s.l.m. fino ad un massimo di 671m s.l.m.

ALTAMURA ED IL PARCO NAZIONALE DELL’ALTA MURGIA
-       Cattedrale di Altamura
-       Piazza Duomo
-       L’Uomo di Altamura
-       Il Pulo
-       Teatro Mercadante
-       Centro Storico
-       Museo Archeologico Statale
-       I Clausti di Altamura

Alberobello (Aiarubbédde in apulo-barese) è un comune di 10 751 abitanti della città metropolitana di Bari(provincia di Bari), in Puglia, al centro della Valle d'Itria e della Terra dei Trulli.
Celebre per le sue caratteristiche abitazioni chiamate trulli (Casedda o Cummersa) che, dal 6 dicembre del 1996, sono patrimonio dell'umanità dell'UNESCO, fa parte della Valle d'Itria e della Murgia dei Trulli.

L'origine del nome è stata oggetto di studi e recenti contributi secondo cui la denominazione originaria era Silva Alborelli, come risulta dal più antico documento a conoscenza degli studiosi, e cioè il Diploma d'investitura del 15 maggio 1481 del Re Ferrante d'Aragona, col quale i beni del defunto Conte Giuliantonio I, l'eroe di Otranto, furono assegnati al figlio Andrea Matteo illetterato. In detto documento, ricavato dal Grande Archivio di Napoli (Reg. Privil. fol. 32 e 59, vol. 39) e riportato nel testo integrale, si legge Silva Alborelli in provincia nostra Terra Bari.
Il nome divenne ufficiale il 22 giugno del 1797 per scelta degli abitanti ed era emerso anche il nome Ferrandina in onore di re Ferranteone.

ALBEROBELLO – LECCE


Lecce  in salentinoLupiae in lingua latina, Luppìu in griko) è un comune italiano di 95.115 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia della Puglia, la seconda della regione per numero di abitanti. Situata in posizione pressoché centrale della penisola salentina, è comune capofila di un'area vasta di circa 500.000 abitanti, comprendente 31 comuni della parte settentrionale della provincia. Sorge a 11 chilometri dalla costa adriatica e a 23 da quella ionica ed è il capoluogo di provincia più orientale d'Italia.
Città d'arte d'Italia, è nota come "la Signora del barocco”: le antichissime origini messa piche e i resti archeologici della dominazione romana si mescolano infatti alla ricchezza e all'esuberanza del barocco, tipicamente seicentesco, delle chiese e dei palazzi del centro, costruiti in pietra leccese, un calcare malleabile e molto adatto alla lavorazione con lo scalpello. Lo sviluppo architettonico e l'arricchimento decorativo delle facciate è stato particolarmente fecondo durante il Regno di Napoli ed ha caratterizzato la città in modo talmente originale da dar luogo alla definizione di barocco leccese.
È stata tra le sei città italiane candidate a Capitale Europea della Cultura per l'anno 2019 nonché Capitale italiana della cultura nel 2015.[6] Al 2016, tra le città della Puglia è quella che registra il maggior numero di arrivi e presenze turistiche, seconda solo a Napoli nell'Italia peninsulare del Sud.
Ad un certo punto Lecce è emersa dall'elenco affollato delle città d'arte Italiane e si è imposta  come una meta non più solo estiva. La moda della "Vacanza in Salento" ha favorito molto la conoscenza di questa splendida cittadina pugliese, che fino a quel momento era apprezzata soprattutto dagli amanti dell'Arte. Lecce, infatti oltre che punto di passaggio verso i "Caraibi d'Italia" è prima di tutto una città ricca di testimonianze e opere d'arte di epoca romana, medioevale e rinascimentale. Ma Lecce è principalmente una città barocca, che qui si esprime come mai in nessun altra città, esplode di una declinazione del tutto particolare e specifica, fino a meritarsi l'appellativo di barocco leccese.
Decorazioni sgargianti che arricchiscono i rivestimenti degli edifici, i colori intensi della pietra leccese; un calcare tenero e compatto, dai colori caldi e dorati che si presta molto bene alla lavorazione con lo scalpellino.
L'Arte barocca si diffuse a Lecce nel seicento, durante la dominazione Spagnola, sostituendo l'arte classica e creando uno stile che lasciava spazio alla fantasia e all'immaginazione. Il centro storico è ricco di esempi della lavorazione di questa pietra in monumenti, chiese ma anche balconi e terrazze delle abitazioni private. Ma non è solo il Barocco a caratterizzare Lecce: ospitale, ordinata, con una grande gastronomia e un mare eccezionale a pochi passi, è una delle mete imperdibili da visitare e percorrere in motocicletta e Vacanze Ovunque, vi consiglia 10 cose da vedere assolutamente durante una vostra visita a Lecce.
1) - Il centro storico di Lecce
Lecce viene definita la “Signora del Barocco“, ed è proprio l’arte barocca quella che caratterizza le guglie, i portali, le chiese, i monumenti e le abitazioni del centro storico. Attraversando Porta Napoli eretta nel 1548 in onore di Carlo V, si accede alla città vecchia.
Da qui si ramificano alcune tra le più importanti strade di Lecce sulle quali si affacciano raffinati palazzi e interessanti  botteghe artigianali dove vengono realizzati oggetti in cartapesta e in pietra leccese. Passeggiando comodamente a piedi per le vie del centro si incontrano la Chiesa di Santa Maria della Provvidenza, in piazzetta Baglivi, e quella di Santa Maria di Costantinopoli in piazzetta Addolorata. In Via Umberto I, invece, potrete ammirare il cinquecentesco Palazzo Adorno e la Basilica di Santa Croce, simbolo della città e del barocco leccese. Senza grossa fatica si raggiunge il nucleo centrale della città, ovvero l’elegante Piazza Sant’Oronzo, cuore pulsante della vita cittadina, nella quale campeggia la celebre colonna del Santo patrono, e la scenograficaPiazza del Duomo con la sfarzosa facciata laterale della Cattedrale e il suo alto campanile, il quattrocentesco palazzo del Vescovado contraddistinto dal loggiato angolare ad arcate, e il palazzo del Seminario risalente al 1700, oggi sede del Museo Diocesano di Arte Sacra, della Biblioteca Innocenziana e dell’Archivio Storico Diocesano.
Per gli amanti dei giardini la Villa Comunale, situata nei pressi di Piazza Sant’Oronzo, costituirà una piacevole sosta. Intitolata a Giuseppe Garibaldi, la Villa un tempo era chiamata dai leccesi “Villa della Lupa” per la presenza di una gabbia in cui erano rinchiusi dei lupi (la lupa campeggia nello stemma della città chiamata Lupiae dai Romani).

2)- L'Anfiteatro romano di Lecce

Insieme al Teatro (in via Arte della Cartapesta), è la più importante testimonianza di epoca romana. L’Anfiteatro venne costruito nel II secolo d.C. per intrattenere, con gli spettacoli e i giochi che si svolgevano al suo interno, gli appassionati spettatori (l’edificio poteva ospitarne circa 20.000).La monumentale struttura venne completamente sepolta dalle macerie in seguito a terremoti e devastazioni e solo all’inizio del XX secolo, grazie ad alcuni lavori di scavo, è stata riportata alla luce. La parte oggi visibile posta più in basso rispetto al livello stradale, è però appena un terzo dell’intera struttura (in pratica la metà inferiore delle tribuna coperta) che resta, probabilmente, ancora nascosta nel sottosuolo della centralissima Piazza Sant’Oronzo in quanto su di essa sorgono alcuni degli edifici storici della città. L’Anfiteatro romano venne costruito con pilastri di tufo sormontati da un’architettura ad arcate. Delle opere scultoree recuperate, le più interessanti sono: una statua della Dea Athena (oggi esposta al Museo Castromediano), ed alcuni rilievi in marmo del parapetto che separava le due serie di gradinate raffiguranti scene di caccia e combattimenti tra uomini e animali feroci. Oggi l’Anfiteatro fa da cornice a rappresentazioni teatrali e concerti

3)- Il Castello di Carlo V a Lecce

Nei pressi di Piazza Sant’Oronzo sorge il Castello voluto dal Re Carlo V nel 1539. Il progetto dell’edificio venne affidato all’architetto Gian Giacomo dell’Acaya e richiese la demolizione della Cappella di Santa Trinità e del Monastero Celestino di Santa Croce a cui furono intitolati due dei torrioni che compongono la fortezza.
Il Castello, costruito su una pre- esistente fortificazione realizzata tra il XIII e il XIV secolo, presenta due strutture concentriche separate da un cortile intermedio, quattro bastioni angolari (S. Giacomo, S. Croce, S. Trinità e S. Martino)a punte lanceolate, mura possenti e un fossato colmato nel 1872. Per lungo tempo la fortificazione ha svolto funzioni di difesa del territorio, successivamente una delle sue sale fu adibita per ospitare spettacoli teatrali (XVIII secolo), in seguito funzionò come caserma e distretto militare (dal 1870 al 1979). Oggi il Castello, proprietà del Comune di Lecce, è sede dell’Assessorato alla Cultura e le sue sale sono utilizzate per eventi cultuali, mostre d’arte, manifestazioni eno-gastronomiche. Di grande pregio la grande sala (Salone della Duchessa) al primo piano del mastio con la volta a crociera e costoloni sorretti da capitelli tardo gotici scolpiti con decorazioni a foglie e figure allegoriche.

4)-  Piazza Sant'Oronzo a Lecce


Piazza Sant’Oronzo è la principale piazza di Lecce, il salotto cittadino, da sempre luogo di incontro e di ritrovo. Negozi, caffè, uffici affollano la suggestiva piazza ovale la cui pavimentazione è ornata da un mosaico raffigurante lo stemma della città: la Lupa sotto un albero di leccio e la corona con 5 torri.
Il Castello, costruito su una pre- esistente fortificazione realizzata tra il XIII e il XIV secolo, presenta due strutture concentriche separate da un cortile intermedio, quattro bastioni angolari (S. Giacomo, S. Croce, S. Trinità e S. Martino)a punte lanceolate, mura possenti e un fossato colmato nel 1872. Per lungo tempo la fortificazione ha svolto funzioni di difesa del territorio, successivamente una delle sue sale fu adibita per ospitare spettacoli teatrali (XVIII secolo), in seguito funzionò come caserma e distretto militare (dal 1870 al 1979). Oggi il Castello, proprietà del Comune di Lecce, è sede dell’Assessorato alla Cultura e le sue sale sono utilizzate per eventi cultuali, mostre d’arte, manifestazioni eno-gastronomiche. Di grande pregio la grande sala (Salone della Duchessa) al primo piano del mastio con la volta a crociera e costoloni sorretti da capitelli tardo gotici scolpiti con decorazioni a foglie e figure allegoriche.

5)- Il Duomo di Lecce

Il Duomo di Lecce si erge nell’omonima Piazza e rappresenta il fulcro della vita religiosa della città. La Cattedrale dedicata a Maria SS. Assunta, venne costruita nel 1144, fu ristrutturata nel 1230 per essere poi completamente ricostruita nel 1659 da Giuseppe Zimbalo per volere del vescovo Luigi Pappacoda. All’architetto leccese si deve anche il campanile a cinque piani, l’ultimo dei quali è sormontato da una cupola ottagonale sulla quale è posta una statua in ferro raffigurante Sant’Oronzo. Il Duomo presenta due ingressi, quello principale rivolto al Palazzo Vescovile e l’altro, sul fianco sinistro che guarda l’entrata della Piazza. La facciata principale sulla quale sono scolpite le statue dei santi Gennaro e Ludovico e degli apostoli Pietro e Paolo, è molto sobria e raffinata a dispetto di quella secondaria più sfarzosa, disegnata secondo le linee del barocco leccese, culminante con la statua di Sant’Oronzo tra le statue di San Giusto e San Fortunato, compatroni di Lecce. La facciata principale lascia percepire l’organizzazione della spazio interno diviso in tre navate separate da pilastri a semicolonne. La navata centrale e il transetto sono sormontati da un soffitto in legno dove sono incastonate alcune opere di Giuseppe di Brindisi tra cui “Il Martirio di Sant’Oronzo” e “L’Ultima Cena”. L’interno barocco conserva pregevoli stucchi, pavimenti in marmo e altre numerose tele di grande valore artistico e ben dodici altari riccamente ornati tra cui quello maggiore dedicato alla Vergine Assunta in marmo e bronzo dorato di fattura napoletana.

6)- La Basilica di Santa Croce a Lecce

La Basilica di Santa Croce con l’attiguo Convento dei Celestini (ora Palazzo del Governo) è uno dei maggiori complessi architettonici della città e soprattutto, il più significativo esempio di barocco leccese, specialmente per l’opulenza delle decorazioni della facciata principale.
Tra il XVI e XVII secolo, i più grandi architetti salentini – Riccardi, Penna e Zimbalo – coadiuvati da abilissimi maestri scalpellini e intagliatori, si avvicendarono nella realizzazione della grandiosa opera commissionata del ricco ordine religioso dei Celestini. Il risultato fu sorprendente: mai prima di allora elementi rinascimentali e ricercatezza barocca si erano fusi così armonicamente dando vita ad un monumento di così spettacolare bellezza.La facciata della basilica si compone di tre parti. La parte inferiore, in stile rinascimentale, è divisa da sei colonne lisce con capitelli zoomorfi che sostengono una trabeazione riccamente decorata con leoni e donne dal seno nudo. Al di sopra del fregio, sei figure umane e sette animali (telamoni) sorreggono la balaustra in pietra leccese ornata da 13 puttini che abbracciano i simboli del potere temporale e spirituale. Sulle porte laterali vi sono gli stemmi dell’ordine dei Celestini e di Santa Croce, mentre sul portale maggiore, fiancheggiato da due coppie di colonne, si trova lo stemma di Filippo III di Spagna. La seconda parte della facciata è dominata dal bellissimo rosone centrale di ispirazione romanica affiancato da due nicchie con le statue di San Benedetto e San Celestino. All’estremità si ergono due statue femminili simboleggianti la Fede e la Fortezza. Infine, sulla sommità, il timpano con al centro il trionfo della CroceL’interno articolato in tre navate suddivise da alte colonne è altrettanto sontuoso. La navata centrale è sormontata da un soffitto ligneo a cassettoni dorati mentre quelle laterali hanno volte a crociera e presentano sette cappelle per lato ognuna delle quali ospita altari riccamente decorati e tele del XVII e XVIII secolo. Di notevole pregio nella cappella di San Francesco da Paola, l’altare a sei colonne realizzato da Zimbalo (1614-15) decorato con 12 formelle raffiguranti episodi della vita del santo, considerato tra le massime espressioni scultoree del barocco leccese.

7) - Le chiese di Lecce

Lecce, città delle chiese. E’ così che veniva definito in passato il capoluogo pugliese per il gran numero e la bellezza dei suoi edifici sacri. Oltre al Duomo e alla Basilica di Santa Croce, una miriade di altre chiese (circa 40) sono disseminate per la città.Tra le più antiche, va menzionata la Chiesa dei Santi Nicolò e Cataldo nel cimitero della città: costruita in epoca medievale (1180) per volere di Tancredi d’Altavilla, ultimo re dei Normanni, venne ristrutturata nel 1716 acquistando un’impronta barocca ma preservando sempre elementi del suo stile originario. Il portale è decorato con arabeschi e motivi vegetali mentre l’interno è a croce latina a tre navate alte e strette. L’annesso convento si sviluppa intorno a due chiostri, nel più antico dei quali si può ammirare una magnifica edicola su colonne a spirale riccamente scolpite posta come copertura del pozzo rinascimentale. Tra le più originali, non si può non citare la Chiesa di San Matteo (1667 – 1700) con la sua singolare facciata curvilinea che ricorda la chiesa romana di San Carlo alle Quattro Fontane. L’edificio presenta una complessa facciata barocca a due ordini mentre l’interno a pianta ellittica è delimitato da cappelle ad arco contenenti altari ricchi di decori. Magnifico quello di San Matteo con al centro la statua lignea del santo (1691). E’ collocata perfettamente al centro della città la bella chiesa intitolata a Sant’Irenepatrona di Lecce fino al 1656. Edificata nel ‘500 dall’ordine dei Teatini sul modello delle chiese di Sant’Andrea della Valle a Roma, di Sant’Andrea delle Dame e di San Paolo Maggiore di Napoli, l’edificio religioso presenta sul portale maggiore la statua della santa e sull’alto frontone lo stemma della città (la lupa sotto il leccio coronato). L’interno è a navata unica con tre cappelle per lato; spiccano l’altare dedicato a Santa Irene ricco di decorazioni e statue e la grandiosa tela del Tiso, il “Trasporto dell’Arca Santa ” (1758) alle spalle dell’altare maggiore e la tela 
raffigurante la Madonna della Libera, custodita nella sagrestia. Che siano di impianto medievale, rinascimentale o barocco, tutte le chiese di Lecce, di cui quelle citate sono solo pochi esempi, custodiscono il patrimonio storico, artistico e religioso della città.

8) - Abbazia di Santa Maria di Cerrate a Lecce

Magnifico esempio di architettura romanica salentina, l’abbazia di Cerrate è un piccolo gioiello situato sulla strada provinciale che collega Squinzano a Casalabate.  Secondo la leggenda, l’abbazia fu costruita intorno al XII secolo per volere di Tancredi d’Altavilla nel luogo in cui ebbe una visione: la Madonna tra le corna di una cerva (da qui il nome Cervate poi Cerrate). Importante centro religioso fino al ‘500, il complesso fu successivamente saccheggiato (1711) e lasciato in uno stato di totale abbandono fino al restauro del 1965. Poco o nulla rimane del monastero ma per fortuna la chiesa conserva ancora, nonostante i segni del tempo, la sua antica bellezza. La facciata presenta un piccolo rosone centrale, una monofora per lato e un elegante portale (da notare i rilievi raffiguranti l’Annunciazione della Vergine, la Visita di Santa Elisabetta, i Magi e la Fuga in Egitto scolpiti nel portale). Addossato alla chiesa (lato sinistro) si trova un portico duecentesco abbellito da colonne cilindriche e poligonali di fronte al quale c’è un pozzo rinascimentale. L’interno dell’abbazia è diviso in tre navate. Di grande valore artistico e religioso gli affreschi duecenteschi e trecenteschi che abbelliscono absidi, sottarchi e pareti. Risalgono invece al XV secolo alcuni degli affreschi rimossi durante i lavori di restauro e conservati nell’attiguo Museo delle Tradizioni Popolari che ha sede nell’ex frantoio del complesso. Attualmente l’abbazia rientra tra i beni tutelati dal Fondo Ambiente Italiano.
@ Carmelo PULEIO


0 commenti:

Posta un commento