Alto Jonio Cosentino il borgo mediovale di Corigliano e
dintorni, il Castello di Marina di Roseto Capo Spulico Le Murge di Altamura, Alberobello, MATERA e il
Barocco Leccese.
tra cultura e sapori locali
ROSETO CAPO SPULICO
l nome Roseto deriva dal latino rosetum vista
la diffusione della coltura delle rose in epoca greco-romana, che venivano
utilizzate per riempire i guanciali delle principesse sibarite. La specifica
"Capo Spulico" fu assunta nel 1970 in riferimento alla vicinanza del
paese al Capo Spulico (Akron Spylikòn, Άκρον Σπυλικόν
in greco antico).
In
origine Roseto era una delle città satellite di Sibari, ai tempi della Magna Grecia. A
Roseto erano coltivate le rose, i cui petali servivano per riempire i materassi
su cui i sibariti dormivano. La Roseto odierna nacque nel X
secolo d.C. , il principe Roberto il Guiscardo vi costruì tra il
1058 e il 1085 il Castrum Roseti, mentre raggiunse il suo massimo splendore nel
1260 quando fu costruito il Castrum Petrae Roseti (castello di
Roseto). Dal 1623 al 1671 fu feudo della famiglia Rende di Bisignano, in
persona dei baroni Lucantonio e Carlo.
![]() |
| Il Castello di Roseto Capo Spulico |
Dopo un periodo di declino e di sottomissione al potere
baronale, aggravato dall'Unità d'Italia e dall'emigrazione che ha segnato
questa terra nella prima metà del Novecento, nei primi anni 70 vennero
costruiti i primi "residence", che aprirono le porte al turismo nello
Jonio Calabrese e a Roseto Capo Spulico, che è andata nel tempo sviluppandosi
specie nel settore del turismo balneare. Da ricordare che vi è stato per tutti
gli anni 80 e buona parte degli anni 90 del '900 un forte sviluppo edilizio
alla Marina per la costruzione di condomini che ospitano le "seconde
case" di molti villeggianti. Negli ultimi anni invece si è
progressivamente passati alla costruzione di strutture turistiche di livello
(Hotels, villaggi, stabilimenti balneari attrezzati, discoteche).
4)- Piazza Sant'Oronzo a Lecce
5)- Il Duomo di Lecce
ROCCA
IMPERIALE
Rocca Imperiale è
un comune italiano di
3.306 abitanti della provincia di Cosenza, bagnato
dal Mar Jonio e
situato al confine con la Basilicata. Rocca
Imperiale è famosa per i suoi pregiati limoni che,
oltre ad essere riconosciuti Prodotto Agroalimentare
Tradizionale ed in corsa verso il marchio IGP, sono ultimamente divenuti apprezzati ed
esportati in buona parte d’Italia.
Unica via di comunicazione tra le Puglie e la Calabria, sul
versante Jonico, era, ancora nel 1200, la via costiera ionica citata
dalla Tabula Peutingeriana che, partendo da Reggio
Calabria e costeggiando il mare, andava a congiungersi
a Brindisi con l'Appia che proveniva da Capua.
D'altra parte la Calabria era allora parte integrante della
Sicilia, e se i baroni siciliani, sempre contrari alla monarchia per le
limitazioni imposte alle loro prerogative, si fossero ribellati, attraverso
questa arteria stradale avrebbero potuto tentare l'invasione del resto dello
Stato. Appare dunque evidente l'importanza militare del luogo e Federico II,
che di strategia si intendeva, volle erigervi un castello che al fine
principale difensivo unisse il compito di dare asilo alla Corte negli
spostamenti e nelle partite venatorie alle quali il territorio era adattissimo.
MATERA
MATERA
I Sassi di Matera costituiscono
il centro storico della
città di Matera. Il Sasso
"Caveoso" e il Sasso "Barisano", insieme al rione
"Civita", formano un complesso nucleo
urbano.
I Sassi di Matera sono stati iscritti nella lista
dei patrimoni dell'umanità dall'UNESCO nel 1993. Sono stati il
primo sito iscritto dell'Italia meridionale. L'iscrizione è stata motivata dal
fatto che essi rappresentano un ecosistema urbano straordinario,
capace di perpetuare dal più lontano passato preistorico i modi di
abitare nelle caverne fino alla modernità. I Sassi
di Matera costituiscono un esempio eccezionale di accurata
utilizzazione nel tempo delle risorse fornite dalla
natura: acqua, suolo, energia. Nel rapporto della commissione
che ha verificato la rispondenza del luogo ai criteri di valutazione dell'UNESCO, la candidatura di Matera
risponde ai seguenti criteri:
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« Criterio III: I Sassi ed il Parco delle chiese rupestri
di Matera costituiscono una eccezionale testimonianza di una civiltà
scomparsa. I primi abitanti della regione vissero in abitazioni sotterranee e
celebrarono il culto in chiese rupestri, che furono concepite in modo da
costituire un esempio per le generazioni future per il modo di utilizzare le
qualità dell'ambiente naturale per l'uso delle risorse del sole, della roccia
e dell'acqua.
Criterio IV: I Sassi ed il Parco delle chiese rupestri di
Matera sono un esempio rilevante di un insieme architettonico e paesaggistico
testimone di momenti significativi della storia dell'umanità. Questi si
svolgono dalle primitive abitazioni sotterranee scavate nelle facciate di
pietra delle gravine fino a sofisticate strutture urbane costruite con i
materiali di scavo, e da paesaggi naturali ben conservati con importanti
caratteristiche biologiche e geologiche fino a realizzare paesaggi urbani
dalle complesse strutture.
Criterio V: I Sassi ed il Parco delle chiese rupestri di Matera sono un rilevante esempio di insediamento umano tradizionale e di uso del territorio rappresentativo di una cultura che ha, dalle sue origini, mantenuto un armonioso rapporto con il suo ambiente naturale, ed è ora sottoposta a rischi potenziali. L'equilibrio tra intervento umano e l'ecosistema mostra una continuità per oltre nove millenni, durante i quali parti dell'insediamento tagliato nella roccia furono gradualmente adattate in rapporto ai bisogni crescenti degli abitanti. » |
Matera la Città dei Sassi Patrimonio Mondiale UNESCO
Matera è una città tra le più antiche del
mondo il cui territorio custodisce testimonianze di insediamenti umani a
partire dal paleolitico e senza interruzioni fino ai nostri giorni. Rappresenta
una pagina straordinaria scritta dall’uomo attraverso i millenni di questa
lunghissima storia.
Matera è la città dei Sassi, il nucleo urbano originario, sviluppatosi a partire dalle grotte naturali scavate nella roccia e successivamente modellate in strutture sempre più complesse all’interno di due grandi anfiteatri naturali che sono il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano.
Matera è la città dei Sassi, il nucleo urbano originario, sviluppatosi a partire dalle grotte naturali scavate nella roccia e successivamente modellate in strutture sempre più complesse all’interno di due grandi anfiteatri naturali che sono il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano.
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Nel 1993 l’UNESCO dichiara i Sassi di Matera
Patrimonio Mondiale dell’Umanità
I Sassi di Matera sono il 6° sito in Italia in ordine cronologico, il primo nel meridione. In occasione di questa iscrizione, per la prima volta l’UNESCO utilizza nei criteri e nelle motivazioni il concetto di Paesaggio Culturale, che in seguito verrà utilizzato per motivare l’iscrizione di altri siti nel mondo. Il 17 Ottobre 2014 Matera è stata designata Capitale Europea della Cultura per il 2019 |
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Matera è al centro di un incredibile paesaggio rupestre che conserva un
grande patrimonio di cultura e tradizioni, ed è sede di eventi espositivi di
grande prestigio nazionale ed internazionale.
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Matera è una città dalla storia affascinante e complessa: città di
confine, di contrasti, di competizione e fusione tra paesaggi, civiltà,
culture, diverse. Dalla civiltà rupestre a quelle di matrice
bizantina ed orientale, all’avvento dei Normanni, il sistematico tentativo di
riduzione della città rupestre alle regole della cultura della città europea:
dal romanico, al rinascimento, al barocco, gli ultimi otto secoli di
costruzione e rifinitura della città hanno tentato di plasmare, vincere le
naturali resistenze del preesistente habitat rupestre, determinando
architetture e sistemazioni urbane di particolare qualità ed originalità.
Oggi, nuovamente nel segno della cultura urbanistica europea, gli aspetti della sfida della riqualificazione, del recupero sostenibile, della riconquista dell’identità perduta sono le attività che hanno riportato alla ribalta questa città unica diventata a ragione patrimonio mondiale dell’umanità. Sulla scorta di questa particolare vicenda storica, Matera offre oggi ai suoi visitatori l’affascinante sensazione di scoprire, sul filo originale della propria cultura, delle proprie emozioni, le tracce, a volte apparentemente umili, a volte colte, di quella competizione che ha a lungo caratterizzato la città. |
I SASSI di
MATERA
L’architettura irripetibile dei Sassi di Matera racconta
la capacità dell’uomo di adattarsi perfettamente all’ambiente e al contesto
naturale, utilizzando con maestria semplici caratteristiche come la temperatura
costante degli ambienti scavati, la calcarenite stessa del banco roccioso per
la costruzione delle abitazioni fuori terra e l’utilizzo dei pendii per il
controllo delle acque e dei fenomeni meteorici.
La struttura architettonica è costituita da due sistemi, quello immediamente visibile realizzato con le stratificazioni successive di abitazioni, corti, ballotoi, palazzi, chiese, strade orti e giardini, e quello interno e invisibile a prima vista costituito da cisterne, neviere, grotte cunicoli e sistemi di controllo delle acque, sistemi essenziali per la vita e la ricchezza della comunità.
La struttura architettonica è costituita da due sistemi, quello immediamente visibile realizzato con le stratificazioni successive di abitazioni, corti, ballotoi, palazzi, chiese, strade orti e giardini, e quello interno e invisibile a prima vista costituito da cisterne, neviere, grotte cunicoli e sistemi di controllo delle acque, sistemi essenziali per la vita e la ricchezza della comunità.
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Originariamente i Sassi di Matera erano un ambiente rupestre molto simile
a quello dove si trova il Parco di fronte sull'altro lato del canyon scavato
dalla Gravina di Matera. Il versante dei Sassi, quello occidentale è
caratterizzato in basso da pareti ripide che si affacciano sul torrente. In
alto il versante presenta una serie di terrazzamenti, colline e pianori più
adatti all'insediamento umano, luoghi che nel corso dei millenni sono stati trasformati
da villaggi rupestri in una vera e propria città.
I primi insediamenti umani nel territorio di Matera risalgono al paleolitico e si svilupparono utilizzando le grotte naturali che in gran numero definiscono il paesaggio rupestre di Matera. Nel corso del tempo alle grotte naturali si sono aggiunte quelle scavate dall’uomo che ha trovato nella friabile roccia tufacea una eccezionale possibilità di insediamento al riparo dagli agenti naturali. I complessi rupestri hanno costituito la prima forma del nucleo urbano con ambienti ancora oggi presenti inglobati dentro edifici e fabbricati costruiti fuori terra dal medioevo in poi. Dopo aver attraversato le fasi della preistoria: il paleolitico, il neolitico e le diverse età dei metalli la storia di Matera verrà fortemente caratterizzata dall’avvento del Cristianesimo. L’impronta cristiana diviene culturalmente dominante in breve tempo. Durante tutto il medioevo il paesaggio rupestre fu sistematicamente trasformato con la costruzione di imponenti luoghi di culto. Durante il medioevo furono costruiti edifici imponenti tra i quali la maestosa Cattedrale di Matera, la chiesa di San Giovanni Battista, la Chiesa di S. Domenico, la Chiesa di Santa Maria della Valle Verde sulla via Appia. Da questo momento in poi prende forma una vero e proprio nucleo urbano concentrato inizialmente intorno alla Cattedrale che si trova in cima alla collina della Civita (Civitas, città) che divide in due i Sassi: il Sasso Barisano rivolto ad est e il Sasso Caveoso rivolto a sud. |
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I Sassi di Matera sorgono su uno dei versanti di un canyon scavato nel
tempo dal torrente Gravina. Sull’altro versante si estende il Parco
Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano anche
conosciuto come Parco della Murgia Materana, il cui paesaggio rappresenta il
contesto originario dei luoghi, sviluppatosi nel tempo con gli insediamenti
urbani soltanto sul versante dei Sassi.
Il Parco custodisce gli insediamenti più antichi del territorio. Tra questi la Grotta dei Pipistrelli i cui ritrovamenti paleolitici sono conservati presso il Museo Nazionale Domenico Ridola a Matera, i villaggi neolitici di Murgecchia, Murgia Timone e Trasanello a nord e i villaggi rupestri della Selva, il villaggio Saraceno a Sud. |
è
un comune di 70 562 abitanti della città
metropolitana di Bari in Puglia.
È l'ottavo comune della regione per popolazione, mentre per
estensione è il tredicesimo in Italia e il primo nella provincia di Bari.
Qui vi è prodotto il pane DOP, tipico nella sua forma
(in gergo sckuanéte,
trad. alto). Il monumento principale è la cattedrale di
Santa Maria Assunta, esempio di Romanico pugliese, stile gotico (secolo
XIII); da aggiungersi l'Uomo di Altamura, scheletro integro
di Homo neanderthalensis, e cava dei dinosauri,
giacimento risalente al Cretacico con
impronte di dinosauri.
12.660 ettari del territorio di Altamura sono inclusi
nel Parco nazionale dell'Alta Murgia. Una delle doline più note
è il Pulo di Altamura, che si presenta come una cavità di origine
carsica che si apre tra le colline dell'altopiano murgiano a circa 477 m s.l.m.; misura 550 m di
diametro e 92 m di profondità.
In loco è stato ritrovato uno scheletro integro di Homo
neanderthalensis, noto come Uomo di Altamura. Esso costituisce il reperto più interessante di un giacimento piuttosto vasto e comprende resti ossei sia di ominidi vissuti 200 - 300.000 anni fa (Vacca 1999) che di animali vari. La cavità, scoperta nell'ottobre 1993 dal C.A.R.S. (Centro
Altamurano Ricerche Speleologiche), è situata a circa 450 m s.l.m. e dista
1,2 km dalla Masseria Lamalunga da cui deriva il toponimo attribuito
al luogo del ritrovamento.
In località Pontrelli (nome derivante da una
cava dismessa), invece, sono state rinvenute impronte impresse
da dinosauri vissuti nel Cretacico Superiore, ovvero circa 80
milioni di anni fa.
Murge di Altamura, grotta di Lamalunga, cava De Lucia e Pulo
sono stati presentati dallo Stato Italiano alla "Lista propositiva"
dell'UNESCO il 1º giugno 2006, candidandoli in pratica a divenire uno
dei Patrimoni dell'Umanità riconosciuti e tutelati dall'ONU, fatto mai realizzato.
L'altitudine del territorio comunale varia da un minimo di 351 m s.l.m. fino ad un massimo
di 671m s.l.m.
ALTAMURA ED IL PARCO
NAZIONALE DELL’ALTA MURGIA
- Cattedrale di Altamura
- Piazza Duomo
- L’Uomo di Altamura
- Il Pulo
- Teatro Mercadante
- Centro Storico
- Museo Archeologico Statale
- I Clausti di Altamura
Alberobello (Aiarubbédde in apulo-barese) è
un comune di 10 751 abitanti della città metropolitana di
Bari(provincia di Bari), in Puglia, al centro della Valle
d'Itria e della Terra dei Trulli.
Celebre per le sue caratteristiche abitazioni chiamate trulli (Casedda o Cummersa)
che, dal 6 dicembre del 1996, sono patrimonio dell'umanità dell'UNESCO, fa parte della Valle
d'Itria e della Murgia dei Trulli.
L'origine del nome è stata oggetto di studi e recenti
contributi secondo cui la denominazione originaria era Silva
Alborelli, come risulta dal più antico documento a conoscenza degli
studiosi, e cioè il Diploma d'investitura del 15 maggio 1481 del
Re Ferrante d'Aragona, col quale i beni del defunto Conte Giuliantonio I,
l'eroe di Otranto, furono assegnati al figlio Andrea Matteo illetterato. In
detto documento, ricavato dal Grande Archivio di Napoli (Reg. Privil. fol. 32 e
59, vol. 39) e riportato nel testo integrale, si legge Silva Alborelli
in provincia nostra Terra Bari.
Il nome divenne ufficiale il 22 giugno del 1797 per scelta degli
abitanti ed era emerso anche il nome Ferrandina in onore di re Ferranteone.
ALBEROBELLO – LECCE
Lecce in salentino, Lupiae in lingua
latina, Luppìu in griko) è un comune
italiano di 95.115 abitanti, capoluogo dell'omonima
provincia della Puglia, la seconda della regione per numero di
abitanti. Situata in posizione pressoché centrale della penisola
salentina, è comune capofila di un'area vasta di circa 500.000 abitanti,
comprendente 31 comuni della parte settentrionale della provincia. Sorge a 11
chilometri dalla costa adriatica e a 23 da quella ionica ed
è il capoluogo di provincia più orientale d'Italia.
Città d'arte d'Italia, è nota come "la Signora del
barocco”: le antichissime origini messa piche e i resti archeologici della
dominazione romana si mescolano infatti alla ricchezza e all'esuberanza
del barocco, tipicamente seicentesco, delle chiese e dei palazzi del
centro, costruiti in pietra leccese, un calcare malleabile e molto adatto
alla lavorazione con lo scalpello. Lo sviluppo architettonico e l'arricchimento
decorativo delle facciate è stato particolarmente fecondo durante il Regno
di Napoli ed ha caratterizzato la città in modo talmente originale da dar
luogo alla definizione di barocco leccese.
È stata tra le sei città italiane candidate a Capitale
Europea della Cultura per l'anno 2019 nonché Capitale italiana della
cultura nel 2015.[6] Al 2016, tra le
città della Puglia è quella che registra il maggior numero di arrivi e presenze
turistiche, seconda solo a Napoli nell'Italia peninsulare del Sud.
Ad un certo punto Lecce è emersa dall'elenco affollato delle città d'arte Italiane e si è imposta come una meta non più solo estiva. La moda della "Vacanza in Salento" ha favorito molto la conoscenza di questa splendida cittadina pugliese, che fino a quel momento era apprezzata soprattutto dagli amanti dell'Arte. Lecce, infatti oltre che punto di passaggio verso i "Caraibi d'Italia" è prima di tutto una città ricca di testimonianze e opere d'arte di epoca romana, medioevale e rinascimentale. Ma Lecce è principalmente una città barocca, che qui si esprime come mai in nessun altra città, esplode di una declinazione del tutto particolare e specifica, fino a meritarsi l'appellativo di barocco leccese.
Decorazioni sgargianti che arricchiscono i rivestimenti degli edifici, i colori intensi della pietra leccese; un calcare tenero e compatto, dai colori caldi e dorati che si presta molto bene alla lavorazione con lo scalpellino.
L'Arte barocca si diffuse a Lecce nel seicento, durante la dominazione Spagnola, sostituendo l'arte classica e creando uno stile che lasciava spazio alla fantasia e all'immaginazione. Il centro storico è ricco di esempi della lavorazione di questa pietra in monumenti, chiese ma anche balconi e terrazze delle abitazioni private. Ma non è solo il Barocco a caratterizzare Lecce: ospitale, ordinata, con una grande gastronomia e un mare eccezionale a pochi passi, è una delle mete imperdibili da visitare e percorrere in motocicletta e Vacanze Ovunque, vi consiglia 10 cose da vedere assolutamente durante una vostra visita a Lecce.
1) - Il centro storico di Lecce
Lecce viene
definita la “Signora del
Barocco“, ed è proprio l’arte barocca quella che caratterizza le guglie, i portali, le chiese, i
monumenti e le abitazioni del centro storico. Attraversando
Porta Napoli eretta nel 1548 in onore di Carlo V, si accede alla città vecchia.
Da qui si
ramificano alcune tra le più importanti strade di Lecce sulle quali si
affacciano raffinati
palazzi e interessanti botteghe artigianali dove
vengono realizzati oggetti in cartapesta e in pietra leccese. Passeggiando
comodamente a piedi per le vie del centro si incontrano la Chiesa di Santa Maria della Provvidenza,
in piazzetta Baglivi, e quella di Santa
Maria di Costantinopoli in piazzetta Addolorata. In Via
Umberto I, invece, potrete ammirare il cinquecentesco Palazzo Adorno e la Basilica di Santa
Croce, simbolo della città e del barocco leccese. Senza grossa
fatica si raggiunge il nucleo centrale della città, ovvero l’elegante Piazza Sant’Oronzo, cuore
pulsante della vita cittadina, nella quale campeggia la celebre colonna del
Santo patrono, e la scenograficaPiazza
del Duomo con la sfarzosa facciata laterale della
Cattedrale e il suo alto campanile, il quattrocentesco palazzo del Vescovado
contraddistinto dal loggiato angolare ad arcate, e il palazzo del Seminario
risalente al 1700, oggi sede del Museo
Diocesano di Arte Sacra, della Biblioteca Innocenziana e dell’Archivio Storico
Diocesano.
Per gli
amanti dei giardini la Villa
Comunale, situata nei pressi di Piazza Sant’Oronzo, costituirà
una piacevole sosta. Intitolata a Giuseppe Garibaldi, la Villa un tempo era
chiamata dai leccesi “Villa
della Lupa” per la presenza di una gabbia in cui erano rinchiusi
dei lupi (la lupa campeggia nello stemma della città
chiamata Lupiae dai Romani).
2)- L'Anfiteatro romano di Lecce
Insieme al
Teatro (in via Arte della Cartapesta), è la più importante testimonianza di epoca romana. L’Anfiteatro
venne costruito nel II secolo d.C. per intrattenere, con gli spettacoli e i
giochi che si svolgevano al suo interno, gli appassionati spettatori
(l’edificio poteva ospitarne circa 20.000). La monumentale struttura venne completamente sepolta dalle macerie in
seguito a terremoti e devastazioni e solo all’inizio del XX secolo, grazie ad
alcuni lavori di scavo, è stata riportata alla luce. La parte oggi visibile
posta più in basso rispetto al livello stradale, è però appena un terzo dell’intera struttura (in
pratica la metà inferiore delle tribuna coperta) che resta, probabilmente,
ancora nascosta nel sottosuolo della centralissima Piazza Sant’Oronzo in quanto
su di essa sorgono alcuni degli edifici storici della città. L’Anfiteatro romano venne costruito con
pilastri di tufo sormontati da un’architettura ad arcate. Delle
opere scultoree recuperate, le più interessanti sono: una statua della Dea
Athena (oggi esposta al Museo Castromediano), ed alcuni rilievi in marmo del
parapetto che separava le due serie di gradinate raffiguranti scene di caccia e
combattimenti tra uomini e animali feroci. Oggi l’Anfiteatro fa da cornice a
rappresentazioni teatrali e concerti
3)- Il Castello di Carlo V a Lecce
Nei pressi
di Piazza Sant’Oronzo sorge il Castello
voluto dal Re Carlo V nel 1539. Il progetto dell’edificio venne
affidato all’architetto Gian Giacomo dell’Acaya e richiese la demolizione della
Cappella di Santa Trinità e del Monastero Celestino di Santa Croce a cui furono
intitolati due dei torrioni che compongono la fortezza.
Il Castello,
costruito su una pre- esistente fortificazione realizzata tra il XIII e il XIV
secolo, presenta due strutture concentriche separate da un cortile intermedio,
quattro bastioni angolari (S. Giacomo, S. Croce, S. Trinità e S. Martino)a
punte lanceolate, mura possenti e un fossato colmato nel 1872. Per lungo tempo la fortificazione ha
svolto funzioni di difesa del territorio, successivamente una
delle sue sale fu adibita per ospitare spettacoli teatrali (XVIII secolo), in
seguito funzionò come caserma e distretto militare (dal 1870 al 1979). Oggi il Castello, proprietà del Comune di
Lecce, è sede dell’Assessorato alla Cultura e le sue sale
sono utilizzate per eventi cultuali, mostre d’arte, manifestazioni
eno-gastronomiche. Di grande pregio la grande sala (Salone della Duchessa) al
primo piano del mastio con la volta a crociera e costoloni sorretti da
capitelli tardo gotici scolpiti con decorazioni a foglie e figure allegoriche.
4)- Piazza Sant'Oronzo a Lecce
Piazza
Sant’Oronzo è la principale piazza di Lecce, il salotto
cittadino, da sempre luogo di incontro e di ritrovo. Negozi, caffè, uffici
affollano la suggestiva piazza ovale la cui pavimentazione è ornata da un mosaico raffigurante lo stemma della
città: la Lupa sotto un albero di leccio e la corona con 5
torri.
Il Castello,
costruito su una pre- esistente fortificazione realizzata tra il XIII e il XIV
secolo, presenta due strutture concentriche separate da un cortile intermedio,
quattro bastioni angolari (S. Giacomo, S. Croce, S. Trinità e S. Martino)a
punte lanceolate, mura possenti e un fossato colmato nel 1872. Per lungo tempo la fortificazione ha
svolto funzioni di difesa del territorio, successivamente una
delle sue sale fu adibita per ospitare spettacoli teatrali (XVIII secolo), in
seguito funzionò come caserma e distretto militare (dal 1870 al 1979). Oggi il Castello, proprietà del Comune di
Lecce, è sede dell’Assessorato alla Cultura e le sue sale
sono utilizzate per eventi cultuali, mostre d’arte, manifestazioni
eno-gastronomiche. Di grande pregio la grande sala (Salone della Duchessa) al
primo piano del mastio con la volta a crociera e costoloni sorretti da
capitelli tardo gotici scolpiti con decorazioni a foglie e figure allegoriche.
5)- Il Duomo di Lecce
Il Duomo di
Lecce si erge nell’omonima Piazza e rappresenta il fulcro della vita religiosa della
città. La Cattedrale dedicata a Maria SS. Assunta, venne
costruita nel 1144, fu ristrutturata nel 1230 per essere poi completamente
ricostruita nel 1659 da Giuseppe Zimbalo per volere del vescovo Luigi
Pappacoda. All’architetto
leccese si deve anche il campanile a cinque piani, l’ultimo dei quali è
sormontato da una cupola ottagonale sulla quale è posta una statua in ferro
raffigurante Sant’Oronzo. Il
Duomo presenta due ingressi, quello principale rivolto al Palazzo Vescovile e
l’altro, sul fianco sinistro che guarda l’entrata della Piazza.
La facciata principale sulla quale sono scolpite le statue dei santi Gennaro e
Ludovico e degli apostoli Pietro e Paolo, è molto sobria e raffinata a dispetto
di quella secondaria più sfarzosa, disegnata secondo le linee del barocco
leccese, culminante con la statua di Sant’Oronzo tra le statue di San Giusto e
San Fortunato, compatroni di Lecce. La facciata principale lascia percepire
l’organizzazione della spazio interno diviso in tre navate separate da pilastri
a semicolonne. La navata centrale e il transetto sono sormontati da un soffitto
in legno dove sono incastonate alcune opere di Giuseppe di Brindisi tra cui “Il
Martirio di Sant’Oronzo” e “L’Ultima Cena”. L’interno barocco conserva pregevoli
stucchi, pavimenti in marmo e altre numerose tele di grande
valore artistico e ben dodici altari riccamente ornati tra cui quello maggiore
dedicato alla Vergine Assunta in marmo e bronzo dorato di fattura napoletana.
6)- La Basilica di Santa Croce a Lecce
La Basilica
di Santa Croce con l’attiguo Convento dei Celestini (ora Palazzo
del Governo) è uno dei maggiori complessi architettonici della città e
soprattutto, il più
significativo esempio di barocco leccese, specialmente per
l’opulenza delle decorazioni della facciata principale.
Tra il XVI e
XVII secolo, i più grandi architetti salentini – Riccardi, Penna e Zimbalo –
coadiuvati da abilissimi maestri scalpellini e intagliatori, si avvicendarono
nella realizzazione della grandiosa opera commissionata del ricco ordine
religioso dei Celestini. Il risultato fu sorprendente: mai prima di allora elementi
rinascimentali e ricercatezza barocca si erano fusi così armonicamente dando
vita ad un monumento di così spettacolare bellezza.La facciata
della basilica si compone di tre parti. La parte inferiore, in stile rinascimentale, è
divisa da sei colonne lisce con capitelli zoomorfi che sostengono una
trabeazione riccamente decorata con leoni e donne dal seno nudo. Al di sopra
del fregio, sei figure umane e sette animali (telamoni) sorreggono la balaustra
in pietra leccese ornata da 13 puttini che abbracciano i simboli del potere
temporale e spirituale. Sulle porte laterali vi sono gli stemmi dell’ordine dei
Celestini e di Santa Croce, mentre sul portale maggiore, fiancheggiato da due
coppie di colonne, si trova lo stemma di Filippo III di Spagna. La seconda parte della facciata è
dominata dal bellissimo rosone centrale di ispirazione
romanica affiancato da due nicchie con le statue di San Benedetto e San
Celestino. All’estremità si ergono due statue femminili simboleggianti la Fede
e la Fortezza. Infine,
sulla sommità, il timpano con al centro il trionfo della Croce. L’interno articolato in tre navate suddivise
da alte colonne è altrettanto sontuoso. La navata centrale è sormontata da un
soffitto ligneo a cassettoni dorati mentre quelle laterali hanno volte a
crociera e presentano sette cappelle per lato ognuna delle quali ospita altari
riccamente decorati e tele del XVII e XVIII secolo. Di notevole pregio nella
cappella di San Francesco da Paola, l’altare a sei colonne realizzato da
Zimbalo (1614-15) decorato con 12 formelle raffiguranti episodi della vita del
santo, considerato tra le massime espressioni scultoree del barocco leccese.
7) - Le chiese di Lecce
Lecce, città
delle chiese. E’ così che veniva definito in passato il capoluogo pugliese per
il gran numero e la bellezza dei suoi edifici sacri. Oltre al Duomo e alla Basilica di Santa Croce,
una miriade di altre chiese (circa 40) sono disseminate per la città. Tra le più antiche, va menzionata la Chiesa dei Santi Nicolò e Cataldo nel cimitero
della città: costruita in epoca medievale (1180) per volere di
Tancredi d’Altavilla, ultimo re dei Normanni, venne ristrutturata nel 1716
acquistando un’impronta barocca ma preservando sempre elementi del suo stile
originario. Il portale è decorato con arabeschi e motivi vegetali mentre
l’interno è a croce latina a tre navate alte e strette. L’annesso convento si
sviluppa intorno a due chiostri,
nel più antico dei quali si può ammirare una magnifica edicola su colonne a
spirale riccamente scolpite posta come copertura del pozzo
rinascimentale. Tra le
più originali, non si può non citare la Chiesa di San Matteo (1667
– 1700) con la sua singolare facciata curvilinea che ricorda la chiesa romana di San Carlo alle Quattro Fontane.
L’edificio presenta una complessa facciata barocca a due ordini mentre
l’interno a pianta ellittica è delimitato da cappelle ad arco contenenti altari
ricchi di decori. Magnifico quello di San Matteo con al centro la statua lignea
del santo (1691). E’ collocata perfettamente al centro della città la bella chiesa intitolata a Sant’Irene, patrona di Lecce fino al 1656.
Edificata nel ‘500 dall’ordine dei Teatini sul modello delle chiese di
Sant’Andrea della Valle a Roma, di Sant’Andrea delle Dame e di San Paolo
Maggiore di Napoli, l’edificio religioso presenta sul portale maggiore la
statua della santa e sull’alto frontone lo stemma della città (la lupa sotto il
leccio coronato). L’interno
è a navata unica con tre cappelle per lato; spiccano l’altare
dedicato a Santa Irene ricco di decorazioni e statue e la grandiosa tela del
Tiso, il “Trasporto dell’Arca Santa ” (1758) alle spalle dell’altare maggiore e
la tela
raffigurante
la Madonna della
Libera, custodita nella sagrestia. Che siano di impianto
medievale, rinascimentale o barocco, tutte le chiese di Lecce, di cui quelle
citate sono solo pochi esempi, custodiscono il patrimonio storico, artistico e
religioso della città.
8) - Abbazia
di Santa Maria di Cerrate a Lecce
Magnifico
esempio di architettura romanica salentina, l’abbazia di Cerrate è un piccolo
gioiello situato sulla strada provinciale che collega Squinzano a Casalabate. Secondo la
leggenda, l’abbazia fu costruita intorno al XII secolo per volere di Tancredi
d’Altavilla nel luogo in cui ebbe una visione: la Madonna tra le corna di una
cerva (da qui il nome Cervate poi Cerrate). Importante centro religioso fino al
‘500, il complesso fu successivamente saccheggiato (1711) e lasciato in uno
stato di totale abbandono fino al restauro del 1965. Poco o nulla rimane del
monastero ma per fortuna la chiesa conserva ancora, nonostante i segni del
tempo, la sua antica bellezza. La
facciata presenta un piccolo rosone centrale, una monofora per
lato e un elegante portale (da notare i rilievi raffiguranti l’Annunciazione
della Vergine, la Visita di Santa Elisabetta, i Magi e la Fuga in Egitto
scolpiti nel portale). Addossato alla chiesa (lato sinistro) si trova un
portico duecentesco abbellito da colonne cilindriche e poligonali di fronte al
quale c’è un pozzo rinascimentale. L’interno
dell’abbazia è diviso in tre navate. Di grande valore
artistico e religioso gli affreschi
duecenteschi e trecenteschi che abbelliscono absidi,
sottarchi e pareti. Risalgono invece al XV secolo alcuni degli affreschi
rimossi durante i lavori di restauro e conservati nell’attiguo Museo delle
Tradizioni Popolari che ha sede nell’ex frantoio del complesso. Attualmente l’abbazia rientra tra i beni
tutelati dal Fondo Ambiente Italiano.
@ Carmelo PULEIO












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