martedì 9 giugno 2015

Weekend ad Atene, dove si suona fino all'alba


Chi capita ad Atene per la prima o per l’ennesima volta, anche solo per raggiungere dai suoi porti le agognate isole, si renderà conto che la prima capitale democratica del mondo non si arrende alla crisi economica e sociale che sta investendo tutta l’Europa e che, nonostante le difficoltà e gli occhi di tutti puntati addosso, continua a crescere e a proporre una vivacità culturale inaspettata. Certo, l’austerità economica e la voglia di superarla sono visibili anche sui muri delle vie dei quartieri più popolari, con gli artisti di strada che raccontano a modo loro la crisi, ma la metropoli ellenica merita comunque una visita. Meglio se lo si fa con calma, densa com’è di memorie, di monumenti antichi e moderni, di chiese, musei, teatri, templi e parchi. E’ una metropoli caotica e passionale, che ospita un viavai continuo di gente, razze ed etnie e che seduce con la sua capacità di mischiare sapientemente il mondo occidentale e quello levantino, la cultura classica e quella orientale.

Si parte dalla centralissima piazza Syntagma, un grande quadrato circondato da alberghi stellati in stile neoclassico e chiusa a nord dal Parlamento, dove ogni giorno gli evzones con il gonnellino bianco plissettato si esibiscono davanti al monumento del milite ignoto in una teatrale danza marziale. E’ su questa piazza che si riuniscono i gruppi di protesta e qualche musicista che in cambio di una moneta suonano e distolgono i passanti dalla presenza dei numerosi senzatetto, accampati su giacigli di cartone. Davanti si erge la collina del Licabetto, che disegna il profilo della capitale, dove si trova il piccolo e invitante museo di arte cicladica; alle spalle della grande piazza, invece, s’innalza la collina, piatta in cima, più famosa della capitale: l’Acropoli. La chiamano anche “sacra rocca”, un museo a cielo aperto e, per millenni, faro per l’umanità, presa d’assalto prima dai soldati Turchi e Veneziani e ora da eserciti di turisti da tutto il mondo per potersi immortalare di fronte al Partenone, simbolo della classicità e, oggi, patrimonio dell’Unesco. Eppure il luogo migliore dove godersi la vista del Partenone è dall’adiacente colle di Philopappos, un’oasi di silenzio, sormontato dall’edicola funeraria del 116 d.C.; vi si accede dalla via pedonale Dionysiou Areopagitou, lungo la quale si trova il museo dell’Acropoli, opera dell’architetto svizzero Bernard Tschumi, che sui suoi tre piani è riuscito con un gioco sapiente di luci a simulare l’ascesa al Partenone all’epoca di Pericle. Ci sono anche l’anfiteatro di Dioniso, il più antico del mondo, e quello, maestoso, intitolato a Erode Attico dove tuttora vengono allestiti spettacoli sotto le stelle.

Non lontano si entra nel rione degli Anafiotika che sembra un villaggio delle Cicladi con le viuzze imbiancate e i tavolini dei caffè all’aperto; da qui si arriva nel dedalo di viuzze, slarghi, scalinate e chiesette della Plaka, il primo, vero borgo ateniese: bello, scenografico con la torre dei Venti, i resti dell’Agorà romana e le case di fine ‘800 ristrutturate con vista sull’Eretteo, il tempio ionico dell’Acropoli. Il quartiere è circondato dai resti di una grande città: il candido sasso dell’Areopago, tribunale ai tempi di Socrate; l’arco di Adriano e l’Agorà antica, sito archeologico fiancheggiato dalla panoramica via Adrianou, e il maestoso Theseion, il tempio meglio conservato del periodo classico dedicato al dio Efesto. C’è tanto da visitare in questa zona e un buon indirizzo dove rilassarsi è Klepsidra Café con i tavolini all’interno, sul terrazzo e sui gradini e con proposte gastronomiche più allettanti rispetto a quelle delle vicine trattorie solo per turisti. Oggi il quartiere è strapieno di localini e caffè dove si ritrovano i giovani ateniesi. Nella Plaka “alta”, invece, meritano una visita il museo degli strumenti musicali popolari, ospitato in un bell’edificio ottocentesco con numerosi reperti raccolti in Grecia e nel Mediterraneo, dalla preistoria ai giorni nostri, e Taverna Platanos, una delle più vecchie trattorie della città. Nata come ritrovo di artisti e intellettuali in una piazzetta sovrastata da un platano secolare, da cui ha preso il nome, oggi conserva ancora le grandi botti di vino, la cucina e il fascino di un tempo. E’ perfetta per una sosta e per provare tra le migliori mousakà e fasolade, della città.

A ridosso della Plaka c’è il quartiere di Monastiraki, con vestigia elleniche e romane accanto a bagni turchi, moschee e alle scuole coraniche. Sull’omonimo slargo s’affacciano la biblioteca di Adriano, la chiesa bizantina della Pantanassa, la moschea del Bazar e la stazione ferroviaria Liberty (ora del metrò) che all’inizio del Novecento collegava Atene con il Pireo. Lungo la brulicante via Efestou si sbuca a platìa Avissinias, luogo prediletto da antiquari e robivecchi, molti ambulanti, che nei fine settimana allestiscono un grande mercato delle pulci, un festoso bazar dove si trova di tutto. Imperdibile è l’omonimo caffè, un salottino moresco con tocchi Liberty, arredato con tavolini di marmo, specchi d’antiquariato e sagome da teatro e dove, da sabato pomeriggio a domenica sera, si assiste a concerti di musica popolare greca dal vivo.

In direzione opposta, oltrepassato il tempio di Zeus Olimpio, si arriva al parco Zappio, lussureggiante oasi circondata da ambasciate, ministeri e uffici governativi: il giardino è frequentato da bambini della buona borghesia ateniese e da pensionati che giocano a carte o a tavli (backgammon) all’ombra di alberi centenari. Per scoprire il volto più popolare di Atene, tra i tavolini dei caffè e i centri sociali, è bene recarsi tra piazza Omonia e Monastiraki, dove c’è il vivace mercato alimentare, una lunga tettoia fin de siècle che accoglie le bancarelle di pescivendoli e macellai e, fuori, quelle degli ortaggi. Non lontano c’è il quartiere di Psirì, trasformato negli anni Novanta da un gruppo alternativo di intellettuali e oggi molto cool, pieno di botteghe, negozi e locali – dalla Cantina Social al Chrisomilo Restaurant - dove si suona rock o il tradizionale rebetiko, il blues greco. Merita una sosta gastronomica il piccolo locale Mavros Gatos, a ridosso della trafficata via Ermou: sui tavolini all’aperto si degustano i migliori mezé della capitale, piccole porzioni di delizie locali simili alle tapas spagnole.

Anche l’adiacente quartiere di Omonia, un tempo degradato, oggi è un vivace ritrovo culturale con gallerie e locali completamente trasformati. L’atmosfera è divertente e stimolante come quella proposta dal centro culturale Stoà tou ViVliou e dall’osteria più vecchia di Atene, Diporto, un luogo leggendario, regno di poeti e anarchici, oggi meta di politici e sostenitori del premier Alexis Tsipras. Un altro quartiere rinnovato, che ha visto nascere la carriera politica di Tsipras, è Exarcheia. Nato come dormitorio per manovali e artigiani provenienti dalle Cicladi, si è trasformata con la nascita delle prime facoltà universitarie: studenti e intellettuali diedero all’intera zona un’aria bohémien che conserva ancora oggi. Negli anni Settanta si veniva qui al Politecnico a manifestare e a protestare contro la giunta militare al potere e, da allora, è rimasto il punto di riferimento dei militanti di sinistra. Oggi il quartiere brulica di locali e ritrovi, dove si suona musica fino all’alba, di librerie e gallerie d’arte; c’è anche il celebre Condominio blu, opera dell’architetto Kyriakos Panaiotakos, esponente del movimento moderno greco tra le due guerre, apprezzato da Le Corbusier, dove abitavano artisti e politici, come lo storico leader della sinistra Leonidas Kyrkos.

Nei dintorni, tra le vie Pireos e la Iera Odos, si estende la zona di Gazi che ospita l’ex giardino botanico, i capannoni di setifici dismessi trasformati in centri culturali con cinema, gallerie d’arte, teatri off, dj bar, fast food e ristoranti gourmet. Anche la vecchia centrale municipale del gas è stata convertita in Technopolis, vivaci aree espositive.



(fonte Ansa In Viaggio)

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