martedì 30 giugno 2015

Sulla Marmolada il museo più alto d'Europa sulla Grande Guerra


La Grande Guerra, nell'anno del centenario, ha visto rinnovato il suo museo più alto, quello di Punta Serauta sulla Marmolada, a 3mila metri di quota, dove alla vigili di Caporetto si visse l'epopea della conquista della 'Forcella V' e dove, ancora oggi, sono sepolti almeno 15 soldati uccisi nello scoppio di una mina.

Il museo, nato nel '90 su iniziativa di storici e appassionati, è stato riaperto e per l'occasione completamente rivisitato con una miglioria nell'esposizione degli oltre 300 pezzi (armi, elmetti, divise, suppellettili, tutti trovati nel ghiacciaio), con plastici per ricostruire l'area e 'leggere' dov'erano gli italiani, proprio dove sorge la struttura, mentre gli austroungarici erano asserragliati tra Punta Penia (3.343 metri d'altitudine) e l'ormai scomparsa città di ghiaccio, scavata in profondità, dall'ingegnere militare Leo Land. Una esposizione (investiti da privati 1,4 mln di euro), ampliata da 100 a 300 metri di spazio, che si articola in 12 sale con 30 temi: a prevalere è l'uomo-soldato e l'orrore della guerra sulla collezione di reperti. Per fare questo sono stati ricostruiti anche gli ambienti, ovvero dei cunicoli da far percorrere ai visitatori, che riproducono la vita nelle baracche-gallerie e di trincea con video d'epoca sulla guerra di montagna. L'uomo viene messo in luce con le sue paure anche attraverso diari e scritti, il tutto supportato dalla cartellonistica che pone delle domande al visitatore e dà risposte immediate, per poi offrire spunti più articolati di approfondimento.

Il rinnovato museo si basa quindi su una impostazione narrativa di stampo umanistico per essere 'vissuto' da appassionati ma soprattutto dalle nuove generazioni che poco sanno di quanto accaduto. Ecco che fondamentali sono i finestroni che si affacciano sulla zona di guerra e il 'tutt'uno' con la cosiddetta 'Zona Sacra' del Serauta. Spontaneo il collegamento con la vicenda della 'Forcella a V', con epilogo il 27 settembre 1917 a pochi giorni dalla rotta di Caporetto, con la ritirata degli italiani scesi dalle cime per attestarsi sul Piave, sul Monte Grappa e sull' Altopiano di Asiago per la difesa ad oltranza e la successiva controffensiva di Vittorio Veneto. La forcella, che gli austroungarici chiamavano 'Vesura', venne conquistata con un colpo di mano dagli Alpini. Poi si cominciò a scavare una galleria nella roccia e nel ghiacciaio per poter dilagare nella città realizzata da Land. A guidare l'impresa era stato chiamato il tenente Flavio Rosso con un plotone di 14 uomini del 51/o reggimento Brigata Alpi. Pronto il tunnel il plotone andò all'assalto ma gli austriaci che avevano subodorato il piano, fecero saltare una mina seppellendo tutti in un modo talmente violento che i corpi non sono mai stati recuperati.

L'epopea della 'Forcella a V' è parte integrante del museo perché se a ricordare quegli uomini c'è una lapide, tutt'attorno esistono ancora i resti dei baraccamenti e delle gallerie a due passi dal museo; la stessa 'Forcella' è ancora semi attrezzata per permettere di percorrerla così come l'ingresso della galleria fatale e il tutto è stato inserito in un itinerario semialpinistico. 



(fonte Ansa In Viaggio)

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