martedì 17 febbraio 2015

In Italia il turismo del vino con il freno tirato


Dal Barolo al Chianti, dall'Amarone della Valpolicella al Marsala, l'Italia non ha rivali nel campo del vino con il più alto numero di vitigni utilizzati (200) e come produzione vitivinicola (44,4 milioni di ettolitri l'anno superati solo dai 46,2 milioni della Francia). Eppure l'enoturismo, settore così trendy e così di richiamo, viaggia con il freno tirato. Emerge dal XII rapporto sul turismo del vino presentato in anteprima alla Bit, a cura delle Città del Vino e dell'Università di Salerno.

In anni in cui il turismo italiano continua ad arrancare, l'enoturismo registra un continuo sviluppo arrivando a generare nel 2013 un giro d'affari tra i 4 e i 5 miliardi di euro. Ma è ben al di sotto del potenziale, in gran parte da mettere ancora a frutto. Infatti secondo i dati della Wine Tourism Conference gli arrivi turistici mondiali nel comparto enoturistico ammontano a circa 20 milioni, di cui solo 3 milioni sono gli arrivi italiani.

I punti di forza dell'Italia potrebbero proiettarla al primo posto nel mondo, tuttavia primeggiano altri Paesi, soprattutto quelli di matrice anglosassone (Usa, Australia, Nuova Zelanda) e i latinoamericani (Cile e Argentina), che hanno imprese giovani e di dimensioni rilevanti con un forte approccio al business e al marketing.

Al contrario l'Italia è frenata da alcune debolezze competitive: la generale assenza di uno spirito di collaborazione "sistemico" tra i produttori, il mancato dialogo tra operatori turistici dei diversi settori, lo scarso utilizzo delle tecnologie e del web, la limitata capacità nella valorizzazione delle produzioni, la bassa notorietà e reputazione di alcuni territori, tranne le regioni più note.



(Fonte Ansa Viaggi)

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